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Strage Firenze: fango e follia

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di Marco Gasperetti*
Non è solo follia, purtroppo. La tragedia di Firenze, la caccia al senegalese di un intellettuale del neonazismo e il massacro a sangue freddo di due venditori ambulanti e il ferimento di altri tre in due mercatini affollati di uomini, donne e bambini, affonda le radici in un substrato di oscurità e amnesie culturali. Il killer, nascondeva il suo demone peggiore dietro un volto da bonaccione e quel corpo abbastanza flaccido e goffo da tranquillizzare chiunque, era il nascondiglio migliore per una mente perduta e alimentata dalle perfidie del negazionismo, dell’antisemitismo, dell’odio per ogni diversità soprattutto se etnica. Ma a quale fonte si è dissetata la sete di odio del ragionier Giancarlo Casseri? Chi ha alimentato un’aliena volontà di potenza orientata all’annientamento degli altri in primo luogo e poi quello di se stesso come compimento di un’improbabile epopea di un eroe da saga nordica? Firenze si interroga angosciata. «Mai era accaduta una cosa simile, mai xenofobia e follia avevano raggiunto questi limiti invalicabili», dicevano ieri i fiorentini che applaudivano commossi e imbarazzati ai seicento «vu’ cumprà» in corteo davanti alla cattedrale di Santa Maria del Fiore per protestare contro il razzismo, la violenza, ma anche l’indifferenza e l’incomprensione. La parola limite (invalicabile) ricorda da vicino quello dell’argine di un fiume. A Firenze c’è l’Arno e nel 1966 quegli argini furono superati dal fango. Ieri Firenze ha vissuto metaforicamente un’altra alluvione. E il fango (del razzismo e della violenza) ha sporcato la bellezza di questa città straordinaria. Quarantacinque anni fa arrivarono gli «angeli del fango» a ripulire biblioteche, musei, scantinati. Oggi i fiorentini devono fare da soli ma hanno già iniziato a cancellare quella sporcizia morale dai nomi molteplici: razzismo, xenofobia, intolleranza, indifferenza. Non è molta per fortuna, ma può dilagare. Quei senegalesi morti forse saranno i nuovi argini morali di un’onda anomala lontana ma non improbabile.

* Redattore Corriere della Sera
mgasperetti@corriere.it

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