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Ausili per disabili a prezzi choc: cresce il fai-da-te

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ROMA. Mentre in Francia esiste addirittura un concorso, in Italia sempre più le famiglie si ingegnano e inventano i propri ausili. Occorrono almeno 4.400 euro per un passeggino, 1.900 per la cappotta abbinata, 300 euro per un pezzo di ferro su cui scorre un sedile, 1.000 euro per una seggiolino in gommapiuma e velcro, 870 euro per un paio di scarpe taglia 32, 34.000 euro per una sedia a ruote: non sono affatto oggetti di lusso, ma ausili indispensabili per rendere meno faticosa la vita di bambini e adulti affetti da gravi e gravissime disabilità. Costi altissimi, insostenibili per molte famiglie, che si ingegnano e adattano, o addirittura inventano, ausili per i loro figli o nipoti.

L’ESEMPIO FRANCESE – Per assistere ad un’inversione di rotta basta guardare a ciò che accade Oltralpe. In Francia c’è un concorso, dedicato alle idee geniali di chi è costretto a costruire con le proprie mani mezzi indispensabili per i propri cari, promosso da Handicap International in collaborazione con il marchio Leroy Merlin che da 15 anni offre un sostegno materiale alle migliori invenzioni proposte da parenti e amici.

IL FAI DA TE – Da noi c’è Aldo Dall’Ara, “nonno Aldo”, che vive a Cesena e non potrà partecipare al concorso, altrimenti forse si aggiudicherebbe il primo premio con la “tricicletta” inventata per la nipotina Elena: da giugno la porta ogni sera a spasso, per le vie del centro, senza che nessuno dei due soffra il caldo estivo. Chiara Bonanno è una mamma esperta e ha un’idea precisa: per abbassare i costi degli ausili, «ci vorrebbero i cinesi» a spezzare il monopolio delle ditte e porre un freno alla speculazione. Un’altra idea arriva da Fabiana Rosa, terapista, che di casi ne ha visti tanti e sa quanto spendono le famiglie per ausili che poi, spesso, non sono neanche quelli giusti: «bisognerebbe permettere agli enti di riprendere indietro gli ausili inutilizzati, consentendo così ad altri di servirsene. Oggi non si può, è vietato, e “ausili anche costosissimi vengono buttati dopo pochi anni».

di Rebecca Montini

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