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Migranti cinque volte più poveri degli italiani, i dati del Rapporto Immigrazione

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Sono oltre 5 milioni i cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2023, in lieve aumento rispetto all’anno precedente ma diminuiscono sensibilmente i nuovi nati stranieri: erano 80.000 nel 2012, sono diventati meno di 57.000 nel 2021, con un calo del 28,7%. Nel mondo sono invece 281 milioni i migranti (dati 2021), ossia il 3,6% della popolazione mondiale, in aumento rispetto al 2019 (erano 272 milioni). I due terzi si sono spostati per motivi di lavoro. Aumenta anche il numero globale di sfollati interni, anche a causa della guerra in Ucraina, raggiungendo la cifra record di 28,3 milioni, di cui il 60% sono ucraini. Sono alcuni dei numeri emersi dal Rapporto Immigrazione 2023 curato da Caritas italiana e Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma.

“Presentiamo il XXXII Rapporto immigrazione Caritas-Migrantes in un contesto internazionale molto preoccupante. I recentissimi fatti successi in Israele, i morti da ambo le parti spesso bambini, gli ostaggi, il terrorismo, la reazione armata, la fuga della popolazione, il rischio di estensione del conflitto, ecc. sono sotto i nostri occhi e ci angosciano. Il tutto si aggiunge alla preoccupazione per la guerra in Ucraina e per le tante guerre spesso dimenticate in giro per il mondo”, ha detto monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, presidente di Caritas italiana

I DATI – In Italia, secondo l’Istat, vivono in uno stato di povertà assoluta 1 milione e 600 mila stranieri residenti, per un totale di oltre 614 mila nuclei familiari. Le famiglie immigrate in povertà costituiscono circa un terzo delle famiglie povere in Italia, pur rappresentando solo il 9% di quelle residenti. La percentuale di chi non ha accesso a un livello di vita dignitoso risulta essere tra gli stranieri cinque volte superiore di quella registrata tra i nuclei di italiani.

“Tale svantaggio – si legge nel Rapporto -, rafforzatosi a partire dal 2008 (anno della grave crisi economico-finanziaria), ha oggi raggiunto livelli ancora più preoccupanti e strutturali a seguito della pandemia da Covid19. Da un anno all’altro peggiora in modo preoccupante la condizione dei disoccupati: tra loro risulta povera quasi una persona su due; solo un anno fa toccava circa una persona su quattro”.

“Accanto poi alle fragilità – si legge ancora -, in qualche modo prevedibili, di chi è senza un impiego, si aggiungono quelle di chi un lavoro lo possiede: il fenomeno della in-work poverty, ormai noto nel nostro Paese, ha registrato una forte recrudescenza negli ultimi anni”

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