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Agricoltura, diritti e comunità: a Napoli il percorso di IRIS
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Si parlerà di filiere etiche, sfruttamento del lavoro e comunità territoriali attraverso una giornata che proverà a mettere in relazione mondi spesso raccontati separatamente: agricoltura, attivismo civico, economia sociale, associazionismo e cittadinanza attiva. Venerdì 16 maggio, alle ore 10, Officina Gomitoli a Napoli ospiterà infatti “Filiere giuste, lavoro dignitoso, comunità attive”, iniziativa promossa nell’ambito del progetto IRIS – Investire Responsabilmente in Inclusione e Sostenibilità.
L’incontro nasce con l’obiettivo di costruire un confronto concreto sul tema del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in Campania, tentando però di spostare lo sguardo anche sulle pratiche alternative già presenti nei territori. Non soltanto denuncia, dunque, ma anche il tentativo di immaginare reti sociali e produttive capaci di sottrarsi alle logiche dello sfruttamento attraverso modelli fondati sulla sostenibilità, sull’agroecologia e sulla partecipazione comunitaria.
Ad aprire i lavori saranno Vincenzo Di Giacomo e Imma D’Aquino di ADOC Napoli e Campania insieme a Giulio Iocco di NeXt Nuova Economia per Tutti e ReOrient, che introdurranno il progetto IRIS e il percorso territoriale che l’iniziativa intende avviare.
Il primo momento di confronto, previsto alle 10.30, sarà dedicato al rapporto tra agricoltura, lavoro ed ecologia, con un focus sul fenomeno del caporalato. Interverranno Gennaro Avallone dell’Università di Salerno, Gianfranco Nappi di Infiniti Mondi / Rigenera Campania e Miriam Corongiu de L’Orto Conviviale / La Buona Terra.
Alle 11.30 spazio invece a una tavola rotonda dal titolo “Chi costruisce alternative in Campania: verso un Patto di comunità per il contrasto al caporalato”, moderata da Giulio Iocco. Attorno allo stesso tavolo si ritroveranno rappresentanti di Slow Food Campania, Legambiente Campania, Libera Napoli, ActionAid Italia, CSV Napoli, Dedalus e diverse realtà cooperative e associative impegnate sul territorio.
In una fase storica in cui il lavoro agricolo continua a rappresentare uno dei luoghi più evidenti delle disuguaglianze sociali e della fragilità dei diritti, l’iniziativa prova dunque a interrogare non soltanto le responsabilità del sistema produttivo, ma anche il ruolo che possano assumere le comunità locali nella costruzione di pratiche economiche differenti. Perché il contrasto allo sfruttamento, sembra suggerire il percorso di IRIS, difficilmente potrebbe esaurirsi nella sola dimensione repressiva se non fosse accompagnato dalla capacità di creare legami territoriali, consumo consapevole e nuove forme di partecipazione sociale.






