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Abusi sui minori, dossier di Telefono Azzurro: aumenta la circolazione di materiale illegale, oltre 21 milioni di segnalazioni online nel 2025

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L’abuso sessuale sui minori continua a essere un fenomeno in larga parte sommerso, che attraversa ambienti quotidiani e sempre più spesso si sviluppa anche online.

Il dossier 2025 “Ascoltami per aiutarmi”, presentato da Telefono Azzurro, mette insieme dati internazionali e attività operative per restituire una fotografia che va oltre l’emergenza.

A livello globale, una meta-analisi pubblicata su JAMA Pediatrics nel 2025 — 165 studi, 80 Paesi, oltre 958mila minori coinvolti — stima una prevalenza dell’11,4% per molestie sessuali, dell’8,7% per violenza con contatto e del 6,1% per rapporti forzati. Numeri che indicano un fenomeno strutturale e non residuale.

Sul piano digitale, i segnali sono in crescita. In Italia l’indicatore CSAM passa da 15,0 nel 2023 a 22,6 nel 2024 ogni 10mila abitanti. Un dato che non misura la reale diffusione degli abusi, ma evidenzia l’aumento della presenza e circolazione di contenuti illegali.

La pressione sui sistemi di segnalazione è ancora più evidente a livello internazionale. Il National Center for Missing & Exploited Children ha registrato nel 2025 oltre 21 milioni di CyberTipline reports, con più di 61 milioni di file allegati. A questi si aggiungono centinaia di migliaia di contenuti confermati come materiale di abuso secondo i dati della Internet Watch Foundation. Crescono anche le segnalazioni legate all’uso dell’intelligenza artificiale generativa e ai fenomeni di adescamento online.

“I dati non sono una fotografia completa del fenomeno, ma indicano la dimensione operativa del problema e la necessità di rafforzare la cooperazione tra piattaforme, autorità e soggetti qualificati”, sottolinea il dossier.

Dentro questo quadro, i servizi gestiti da Telefono Azzurro offrono un osservatorio diretto. Abuso, sfruttamento sessuale, sextortion e grooming rappresentano il 7,2% dei casi trattati dal 114 Emergenza Infanzia e il 4,9% di quelli gestiti dalla linea 1.96.96. Nel servizio Trusted Flagger, le segnalazioni di materiale di abuso arrivano al 76,5% del totale analizzato.

I dati mostrano anche una differenza significativa tra i due canali: nel 114 prevalgono i casi di abuso e violenza (56%), mentre la componente digitale pesa per il 39,9%. Nella linea 1.96.96 accade il contrario: il digitale rappresenta il 66,7%, ma l’area abuso e violenza resta rilevante con il 26,9%.

“I contesti di prossimità e quelli digitali non possono essere letti come mondi separati: spesso il rischio nasce in uno e prosegue nell’altro”, evidenzia il documento.

Un ulteriore dato riguarda la capacità di risposta delle istituzioni. Il Rapporto 2025 della Commissione Pontificia per la Tutela dei Minori segnala, per l’Italia, 81 diocesi rispondenti su 226, pari al 35,8%. Un indicatore che non misura la diffusione degli abusi, ma il livello di accountability e trasparenza nei sistemi di segnalazione.

Il dossier insiste su un punto: la protezione non può essere affidata alla gestione interna dei singoli contesti. Scuola, sport, comunità religiose, servizi e piattaforme devono dotarsi di procedure, formazione e canali sicuri.

“Segnalare non è un adempimento formale, ma un passaggio di tutela”, si legge nel documento.

La risposta indicata è multilivello: riconoscere prima i segnali, migliorare la qualità dell’ascolto, rendere efficaci le segnalazioni, coordinare gli interventi e soprattutto verificare gli esiti nel tempo. A questo si aggiunge la necessità di integrare i dati oggi frammentati tra sistemi diversi.

“Ogni bambino deve poter trovare un adulto capace di ascoltare, credere e attivare la protezione”, afferma Ernesto Caffo.

Il punto, però, è anche un altro: l’abuso non può essere affrontato solo quando diventa visibile. È prima, nei segnali deboli e nelle situazioni di vulnerabilità, che si gioca la possibilità di intervenire.

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