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Pena di morte, la denuncia di Amnesty

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ROMA. «Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio ». Così scriveva nel lontano 1764 Cesare Beccaria auspicando un cambiamento radicale del sistema penitenziario mondiale. Ma il numero delle  persone condannate a morte resta ancora molto alto. Amnesty International informa che nel 2011, in tutto il mondo sono state giustiziate 676 persone, mentre risultavano almeno 18.750 alla fine dell’anno i prigionieri condannati alla pena capitale e ancora in attesa dell’esecuzione.
I NUMERI. Nel 2010 sono state registrate 527 esecuzioni, mentre nel 2009 sono stati archiviati 714 casi. Il numero di Paesi che applicano la pena di morte cala di oltre un terzo rispetto a dieci anni fa, ma in compenso, in quelli che mantengono la sentenza capitale, le esecuzioni  toccano “un livello allarmante”. «La vasta maggioranza dei paesi ha deciso di non usare più la pena di morte- ha sottolineato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International- . Il nostro messaggio ai leader di quella isolata minoranza di paesi che continua a ricorrervi e’ chiaro: non siete al passo col resto del mondo su questo argomento ed è tempo che prendiate iniziative per porre fine alla più crudele, disumana e degradante delle punizioni». La regione più colpita dal fenomeno della pena di morte è il Medio Oriente, che ha raddoppiato le esecuzioni rispetto al 2010, infatti se ne contano 82 in Arabia Saudita, 360 in Iran, 68 in Iraq e 41 in Yemen. Vanno evidenziate, inoltre, le condotte dell’Arabia Saudita e dell’Iran che continuano a uccidere individui che al momento del reato avevano meno di 18 anni. Altre sentenze capitali su minori, sebbene in misura inferiore,sono state emesse anche in Mauritania, Sudan e Yemen. Non mancano anche i Paesi dove continuano le esecuzioni pubbliche come lo Yemen, la Corea del Nord, la Somalia e l’ Arabia Saudita.
I MOTIVI. I reati, che conducono un individuo alla pena di morte variano da nazione a nazione: adulterio e sodomia in Iran, blasfemia in Pakistan, stregoneria in Arabia Saudita, traffico di resti umani nella Repubblica del Congo e in oltre 10 paesi per reati di droga, sono solo alcuni dei motivi che portano all’uccisione. Ma “pena di morte” è il termine generico che non lascia comprendere a pieno i metodi utilizzati,  modi atroci come la decapitazione, l’impiccagione, l’iniezione letale e la fucilazione.
Maggiori info:
I dati di Amnesty international
 

di Francesco Adriano De Stefano

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