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Un Centro Servizi alla Povertà, ascolto e supporto a Palazzo Pennese di Portici

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Nasce a Portici un nuovo Centro Servizi alla Povertà, un punto di ascolto e sostegno pratico orientato a “guardare” le esigenze dell’altro. Il Centro ha visto la luce a Palazzo Pennese, spazio già in passato legato all’accoglienza e oggi restituito alla città con una funzione più strutturata.
Già nei primissimi giorni di apertura si sono registrati i primi accessi con richieste che vanno dal sostegno materiale all’esigenza di orientarsi tra servizi e opportunità. Ma, più ancora dei bisogni concreti, a emergere è stata proprio l’esigenza profonda di ascolto, registrando un dato assai significativo: le persone cercano un luogo in cui essere riconosciute, prima ancora che aiutate.

A spiegare il senso del progetto è Antonio Capece, referente della Rete di Comunità Vesuviana, che sottolinea come raccogliere l’eredità di Palazzo Pennese significhi oggi «trasformare una vocazione storica in un modello strutturato»: non più solo risposta all’emergenza, ma servizi stabili e integrati, senza perdere la dimensione umana che ha sempre caratterizzato questo luogo.
Le fragilità intercettate sono sempre più complesse e intrecciate tra loro: economiche, abitative, ma anche – e forse soprattutto – relazionali. Per questo il Centro mette in campo un sistema articolato che va dallo sportello di segretariato sociale all’housing sociale, fino all’emporio solidale realizzato in collaborazione con la Caritas locale e alla distribuzione di beni di prima necessità. Tra i servizi anche la residenza virtuale per persone senza fissa dimora. L’obiettivo, spiega Capece «è costruire percorsi personalizzati e duraturi, evitando interventi episodici. Alla base c’è un modello di co-progettazione tra pubblico e privato sociale che, in questo caso, sta funzionando grazie a una regia chiara. Il Comune di Portici ha promosso l’intervento attraverso fondi regionali, attivando una collaborazione concreta con le realtà del territorio e mettendo insieme risorse pubbliche e capacità operative».

Non solo assistenza, però. Il progetto guarda già oltre l’emergenza, puntando sull’autonomia delle persone. Palazzo Pennese ospiterà infatti percorsi di formazione professionale nei settori dell’enogastronomia e dell’hospitality, oltre a tirocini e inserimenti lavorativi, con un’attenzione particolare a giovani e soggetti svantaggiati.
Fondamentale sarà anche il ruolo della comunità. Il Centro nasce come spazio aperto, in cui cittadini, associazioni e imprese possono diventare parte attiva di una rete solidale. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di risorse, ma spesso anche isolamento, e si combatte ricostruendo relazioni.

«Il rilancio di Palazzo Pennese si inserisce in un percorso più ampio di infrastrutturazione sociale del territorio, che affonda le radici nell’esperienza di Villa Fernandes e ne rappresenta una naturale evoluzione». Accanto ai servizi già attivi, si svilupperanno attività di formazione, studentato, coworking e accompagnamento alla creazione di nuove imprese sociali.
Un progetto reso possibile dalla collaborazione tra pubblico e privato e dal sostegno di diverse fondazioni, con l’obiettivo finale di dar vita a una nuova Fondazione di Comunità, evoluzione della Rete di Comunità Vesuviana, capace di rendere questi interventi stabili e generativi nel tempo.

di Nadia Labriola

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