Notizie
L’ultimo saluto al piccolo Domenico: “Il vostro bambino è diventato figlio di tutti noi”
Ascolta la lettura dell'articolo
A Nola il dolore è diventato voce collettiva. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita della bara bianca del piccolo Domenico Caliendo dalla Cattedrale di Nola, in una piazza Duomo gremita, unita in un solo grido: “Giustizia, giustizia, giustizia” e “chi ha sbagliato pagherà”. Palloncini bianchi hanno solcato il cielo mentre le note di “Guerriero” di Marco Mengoni risuonavano all’esterno. Sulla bara, una maglietta con scritto “Ciao Mimmo” e la sua foto con un peluche, accanto ai fiori della nonna. La città si è fermata per l’ultimo saluto a Domenico, due anni e mezzo, morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli. Dalle 11 del mattino la camera ardente è stata meta di un continuo via vai di persone: famiglie, amici, istituzioni, semplici cittadini. Una lunga fila composta, silenziosa, interrotta solo da lacrime e carezze lasciate su quella bara bianca. In contemporanea con i funerali, una Santa Messa è stata celebrata anche al Monaldi, segno di una comunità sanitaria che ha voluto stringersi al dolore della famiglia e ribadire la fiducia nel lavoro degli organi competenti, auspicando “piena e tempestiva chiarezza” su quanto accaduto.
Presenti il presidente della regione Campania Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele Di Bari e il sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha parlato di “momento molto doloroso per tutta la comunità campana”, invitando a sobrietà e responsabilità: prima il cordoglio, poi le valutazioni nelle sedi opportune. Nel pomeriggio ha lasciato il Duomo anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva fatto giungere una corona di fiori con nastro tricolore. Fiori anche dal SSC Napoli, con la presenza del calciatore Pasquale Mazzocchi, e uno striscione degli ultras del Nola: “Tutto questo non ha alcun senso, che nulla resti impunito. Il tuo ricordo in eterno mai sbiadito. Giustizia per Domenico”. Commovente l’abbraccio tra la mamma, Patrizia Mercolino, e la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino. “Nessuno lo dimenticherà”, ha ripetuto la manager sanitaria. “Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi”, ha risposto la madre, con una lucidità che separa la sete di giustizia dalla condanna indiscriminata.
Nell’omelia, il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, ha parlato di una cattedrale come “casa comune”: “Il vostro bambino è diventato figlio di tutti noi”. Le parole più forti, però, sono state quelle di una madre. Dall’altare, a fine cerimonia, Patrizia ha detto: “Oggi se si è mossa tutta questa folla è solo grazie a Domenico, al suo sorriso, ai suoi occhioni e la sua dolcezza con cui sta abbracciando tutti. Spero non sia l’ultimo giorno che lo pensiamo, che possiamo serbarlo in un angolo del nostro cuore. Ti amo, cuore di mamma”. Un lungo applauso ha riempito il Duomo.
In quella piazza non c’era solo il dolore per una vita spezzata troppo presto. C’era una comunità che chiede verità, che invoca responsabilità senza trasformare il lutto in rabbia cieca. C’era il bisogno di sentirsi uniti, di non lasciare sola una famiglia, di trasformare una tragedia in un impegno collettivo.
di Adriano Affinito






