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Sud Sudan, è crisi: “E l’Occidente fa finta di non vedere”

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Il Sud Sudan è di nuovo sull’orlo del baratro. Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata su scenari più vicini all’Europa, un’altra crisi umanitaria – altrettanto devastante – sta travolgendo la più giovane nazione africana. L’ONU ha diffuso nelle ultime settimane dati che confermano un peggioramento rapido e costante: nei primi mesi del 2025 oltre 300mila persone hanno abbandonato il Paese, un numero destinato a triplicare se la situazione non troverà un freno.

A denunciare la gravità dello scenario è anche l’Associazione Don Bosco 2000, impegnata da anni in progetti umanitari e di accoglienza. “Il Sud Sudan è teatro di una guerra sanguinosa ed un paese instabile che ha bisogno del nostro sostegno a tutto tondo, perché non possiamo restare indifferenti di fronte a queste barbarie”, afferma il presidente Agostino Sella, richiamando l’attenzione su un conflitto spesso relegato ai margini del dibattito pubblico.

Il confronto con altri teatri di guerra è inevitabile. Le sofferenze della popolazione sudsudanese non sono diverse da quelle che arrivano quotidianamente dalle immagini di Gaza o dalle città ucraine distrutte. Ciò che cambia, sottolinea l’associazione, sono gli interessi strategici in gioco, che rendono questa crisi “più lontana” agli occhi dell’Occidente. Una lontananza che rischia di trasformarsi in indifferenza.

“Non è solo una questione di numeri”, precisa Sella. Nel Sud Sudan sono in gioco vite umane quotidianamente minacciate da violenze, sfollamenti forzati e, soprattutto, da una malnutrizione dilagante che colpisce in modo particolare donne e bambini. “Donne, bambini e uomini sono costretti a lasciare tutto, a vivere una migrazione forzata a causa di inutili scontri armati. Questo è inaccettabile e richiede un impegno concreto della comunità internazionale e della solidarietà di tutti noi”.

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