Giusy e il suo calvario in sedia a rotelle: «Le batterie? Sono rimaste in aeroporto» LA STORIA

Costretta a viaggiare senza la batteria che le permette di muovere la sua carrozzina. E’ accaduto a Napoli, sul volo diretto di una compagnia di volo low cost verso una città del Nord Italia qualche giorno fa. Giusy Sbaglio era in compagnia di marito e figli, pronta per vivere le vacanze di Pasqua. La sua disabilità la costringe a muoversi su una sedia a rotelle, ma da qualche tempo Giusy utilizza una carrozzina elettrica che le permette di essere alquanto autonoma negli spostamenti. Il triride, è però munito di una batteria abbastanza potente, un aspetto non trascurabile per chi viaggia. Prima di intraprendere il viaggio Giusy si era informata presso la casa produttrice se vi fossero particolari accorgimenti da adottare. “Mi hanno consigliato di portare la batteria quasi scarica in aeroporto – commenta Giusy – così da non creare problemi al personale di volo”. Al check in non ci sono problemi, la donna presenta tutta la documentazione relativa alla sua seduta mobile e si avvia verso i varchi di sicurezza. “Ai nastri sono stata fermata ma una volta mostrato i certificati gli addetti – spiega Giusy – mi hanno lasciato passare dicendomi che in generale le batterie superiori a 300 watt come la mia non si possono imbarcare, ma essendo il mio un dispositivo medico avrei potuto portarlo con me. A bordo l’avrebbero messo in un vano apposito”. Così ha pensato Giusy quando una volta sull’aereo le hostess le hanno chiesto lo zaino dove si trovava la batteria. “Quando mi hanno chiesto la batteria l’ho consegnata senza problemi – prosegue la donna – aggiungendo che i certificati li aveva mio marito che si trovava dall’altro capo dell’aereo. Ma quando sono andati da lui hanno detto che la batteria non poteva viaggiare per ordine del comandante e così l’hanno lasciata a Napoli”. Di quello che era accaduto la donna, che vive a Gragnano con i piccoli Gaia di 3 anni, Giorgia di 10 e Giovanni di 8, viene a conoscenza per caso, grazie alla figlia più piccola. “Mamma la batteria è rimasta a Napoli” le dice la bimba.

“In quel momento mi è caduto il mondo addosso, ho pianto durante tutto il viaggio – racconta Giusy – ho chiamato l’hostess chiedendo spiegazioni. Mi hanno detto che avevano riferito a mio marito. Ma lui non è il mio rappresentante legale, io non sono né minorata né minorenne e avrebbero dovuto parlare con me”. La decisione era stata assunta dal comandante che in questi casi può decidere se trasportare o meno la batteria. “Ho chiesto di poter parlare con il comandante, ma quando siamo atterrati , nonostante le hostess mi avessero detto di si, lui si è rifiutato. Era in testa all’aereo mi guardava da lontano e non si è mai avvicinato a me, ne ha fatto cenno di volermi parlare”. La freddezza del comandante, l’illusione di avere la batteria con se, ha gettato Giusy in uno stato di rabbia e sconforto. “Mi sono sentita umiliata e privata della mia libertà di movimento. Il triride senza batteria è difficile anche da spostare. “Per chi è costretto in carrozzella viaggiare significa preparare tutto mesi prima. I disagi sono all’ordine del giorno, ma essere tratta così dal personale di una compagnia di volo è davvero mortificante”.

di Fiorangela D’Amora