Midollo osseo: «Servono donatori, ma c’è troppa disinformazione»

DONAZIONE-MIDOLLO-OSSEONAPOLI Dipartimento di Ematologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II: Claudio Cerchione, specialista ematologo, ci spiega cosa un cittadino italiano deve sapere sul midollo osseo e sulla possibilità di donarlo.

 Molti pensano che il trapianto di midollo osseo sia una vera e propria operazione chirurgica e, spesso,  viene confuso con quello spinale. C’è disinformazione. Può spiegarci che cos’è in breve? 

Innanzitutto, partiamo dalla differenza tra i due tessuti: il midollo spinale è un componente del Sistema Nervoso Centrale costituito da un insieme di neuroni che decorrono all’interno della colonna vertebrale. Il midollo osseo, invece, costituisce la fabbrica delle cellule del sangue: quasi tutte le cellule del nostro organismo, periodicamente, devono essere cambiate e, tra queste, anche le cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine). Nel midollo osseo – che è quello che può essere donato – sono presenti cellule staminali emopoietiche pluripotenti, cioè cellule non differenziate da cui originano le varie componenti del sangue. Le malattie del sangue nascono da difetti del midollo osseo: il midollo del malato non è più in grado di produrre correttamente le cellule del sangue. È possibile, dunque, donare il midollo osseo (che all’aspetto sembra sangue) sostituendo così quello difettoso della persona affetta da malattia. Le cellule staminali si possono estrarre non solo dal midollo osseo, ma anche dal sangue periferico in seguito ad un trattamento specifico o da sangue proveniente dal cordone ombelicale. Il trapianto di tali cellule può essere effettuato utilizzando le cellule di un familiare (in questo caso si parla di trapianto allogenico da familiare) o di un non consanguineo che risulti compatibile (trapianto allogenico da volontario non parente) o, anche, del paziente stesso prelevando le cellule in un momento favorevole della malattia (trapianto autologo): in questo caso, però, la ricaduta è più frequente, anche se non ci sono rischi di rigetto.

 

Come può essere prelevato il midollo dal donatore?

Esistono due diverse modalità di donazione: La prima modalità consiste nel prelievo di midollo osseo dalle creste iliache posteriori (ossa del bacino) e richiede l’ospedalizzazione del volontario. L’intervento ha una durata media di 45 minuti e avviene in anestesia generale o epidurale. La quantità di sangue midollare prelevata va in base al peso del donatore, il quale, dopo il prelievo, viene tenuto in osservazione per 48 ore.   La seconda modalità avviene attraverso prelievo di sangue periferico (dal braccio) dopo stimolazione di fattori di crescita emopoietici per 3-4 giorni con iniezioni sottocutanee. Durante il trattamento è possibile avere disturbi come febbre, mal di testa o dolori ossei legati al farmaco somministrato, ma tali effetti indesiderati scompaiono al termine del trattamento. Il volontario, qualunque sia la modalità di donazione, viene poi seguito anche a distanza di anni per controlli: la donazione non comporta, comunque, nessun tipo di menomazione.

 

Come si diventa donatori di midollo?

È possibile diventare donatori presentandosi ad un Centro Donatori senza impegnativa medica, con il solo tesserino sanitario. Il candidato donatore deve avere tra i 18 e, preferibilmente, i 35 anni con un peso corporeo superiore ai 50 chili e, per motivi clinici, la disponibilità a donare resta valida fino ai 55 anni di età. I criteri di esclusione dalla donazione di midollo osseo sono gli stessi applicati per la donazione di sangue. Al Centro Donatori viene prelevato un campione di sangue (una provetta di sangue periferico) e i risultati sono inseriti in un database mondiale al quale si accede per cercare la compatibilità per i pazienti che ne hanno bisogno.  La compatibilità tra midolli è molto rara (1 persona su 100.000 è compatibile con chi aspetta il trapianto) e, dunque, un candidato donatore può non essere mai chiamato, ma è molto importante che il numero di candidati aumenti notevolmente: in questo modo è possibile trovare volontari compatibili per un numero maggiore di pazienti in attesa, in gran parte bambini affetti da leucemia acuta. Si tratta di salvare vite con il minimo sforzo: il midollo donato, infatti, si ricostituisce naturalmente in 7-10 giorni. Il donatore di midollo osseo è equiparato agli altri donatori (assenza retribuita dal posto di lavoro per il tempo occorrente a effettuare la tipizzazione HLA, gli esami necessari a verificare l’eventuale compatibilità con un paziente e la donazione effettiva a carico del servizio sanitario, così come l’assicurazione infortuni, ecc.).

 

E’possibile donare il midollo osseo più volte nella vita?

Il nostro organismo è in grado di sopportare più di una donazione di midollo osseo, ma il Registro Italiano Donatori Midollo Osseo (IBMDR), in collaborazione con il Gruppo Italiano Trapianti Midollo Osseo (GITMO), ha stabilito che i donatori volontari non verranno più inseriti nel Registro dopo aver effettuato una donazione, a tutela dei donatori stessi. Unica possibile eccezione, in caso di fallimento del primo trapianto, un’ulteriore donazione a favore dello stesso paziente.

 

L’importanza della donazione: l’Italia a che punto è?

Nel nostro Paese, sono necessari circa 1.000 nuovi donatori effettivi all’anno. Una stima che deve assolutamente subire un aumento, se si tiene conto che il trapianto delle cellule staminali presenti nel midollo osseo è attualmente al centro di ricerche anche nel campo dei tumori solidi, mentre stanno diventando di routine alcune applicazioni in campo genetico, come nel caso delle talassemie. Nel 1990, anno di nascita di ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo), i donatori italiani erano 2.500. A oggi, i potenziali donatori in Italia sono 341.826 (fonte: IBMDR, dati al 31 ottobre 2013). La probabilità per un paziente italiano di trovare un donatore idoneo è passata dal 10% nel 1992 al 40% nel 1995, all’attuale 46%.

 

 

                                                                                                                                                      di   Carmela Cassese

 

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