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Artefiabe, fiabe e arte sostenibile per i ragazzi di Sanità e Scampia

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Fino al 23 novembre 2026 l’Opera Sociale Ozanam, nel quartiere Sanità, ospita gli incontri del progetto Artefiabe, un laboratorio letterario e artistico promosso dall’Associazione P.A.S.E. Aps. Il percorso coinvolge anche la cooperativa sociale Occhi Aperti e l’associazione C.E.L.U.S. Aps, entrambe a Scampia, e il finanziamento arriva dai fondi dell’Otto per mille della Chiesa Valdese.

Il progetto si rivolge a ragazzi tra i 6 e i 16 anni, napoletani e di origine straniera, provenienti da Capoverde, Colombia, Ucraina, Bangladesh, Romania, Filippine, oltre che di etnia rom. Ogni incontro dura tre ore e prevede la presenza di un educatore, di un operatore di laboratorio e di un esperto d’arte. I partecipanti non superano i quindici per volta, così che ciascuno possa seguire il lavoro con continuità.

Il punto di partenza è la lettura condivisa di un racconto, di una fiaba o di un mito proveniente da paesi diversi, spesso scelto tenendo conto delle origini dei ragazzi stessi. Dopo la lettura si apre un momento di confronto su personaggi, luoghi, simboli ed emozioni. Il passo successivo è la traduzione di quelle immagini in oggetti: un personaggio diventa una scultura, un ambiente si trasforma in un collage, una scena prende forma in un’installazione collettiva.

Ogni racconto è accompagnato da una tecnica o da un movimento artistico del paese d’origine, dalla pittura popolare del Bangladesh al sumi-e giapponese, fino al realismo monumentale di Botero. Gli educatori precisano che i ragazzi non copiano questi stili, ma li reinterpretano a partire dalla propria esperienza.

I materiali sono in gran parte di recupero: cartone, stoffe, plastica, pigne, foglie, semi. Accanto a questi vengono usati composti autoprodotti ed ecosostenibili, come la bioceramica ottenuta da gusci d’uovo, la bioplastica a base di agar agar e la cellulosa rigenerata dal cotone riciclato. Le colle sono naturali e i colori derivano da piante, spezie e ortaggi. L’obiettivo dichiarato è mostrare che la creatività può nascere anche con risorse limitate.

Il progetto prevede due fasi. La prima, già avviata, riguarda l’organizzazione degli spazi, il calendario degli incontri e l’acquisto dei materiali. La seconda comprende un evento inaugurale, le attività nelle tre sedi in periodi differenti e una mostra finale delle opere realizzate.

Il laboratorio riguarda ragazzi che abitano quartieri spesso raccontati soltanto attraverso la cronaca, e per questo la scelta di partire dalle storie degli altri appare la più coerente. Resta da vedere quanto il lavoro sui materiali di scarto riuscirà a diventare un’abitudine oltre la durata del progetto, ma il calendario fitto e il coinvolgimento delle famiglie lasciano intravedere un terreno concreto su cui costruire.

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