FridayForFuture e la Finanza Etica al Festival di Internazionale: “Insieme si spostano le cose” IL VIDEO

Ferrara gialla di manifesti, di brochure e cartelloni. La fila infinita per i tagliandi, i cinema e i teatri brulicanti, i workshop, i documentari, le magliette con la scritta “IO (amo) la finanza etica”. Dal 4 al 6 ottobre, come ogni anno, Ferrara è stata Internazionale, invasa da lettori, appassionati di attualità, giornalisti, ma soprattutto da giovani, giovanissimi, come Alexander Fiorentini, il cofondatore di FridaysForFuture Forlì Cesena. Alexander è stato ospite dell’evento “Noi siamo tempesta” nel Cinema Apollo dove ha preso parte al dialogo moderato dalla scrittrice Michela Murgia assieme ad Anna Fasano, l’ attuale presidente di Banca Etica e a Jordi Ibañez direttore di Fundaciòn Finanzas Eticas.

“Noi siamo tempesta” è il titolo dell’ultimo libro della scrittrice che ha voluto raccontare sedici storie di avventure collettive, che contrapponessero all’eroe incarnato dal singolo, la forza della collettività. Perché la vita quotidiana è fatta di imprese mirabili compiute da persone del tutto comuni che hanno saputo mettersi insieme e fidarsi le une delle altre, proprio come le comunità coraggiose a cui appartengono i tre ospiti dell’evento. Ibanez, ad esempio, racconta il lavoro del suo gruppo: “La verità è che non viviamo in un mondo in cui la finanza è etica. Con la nostra attività proviamo ad influire affinché sia le banche che i grandi azionisti cambiano e capiscano il risultato sociale e ambientale delle imprese. La strategia della nostra fondazione è fare pedagogia nel mondo azionario: uno compra una sola azione e ha il diritto di sedersi in consiglio di amministrazione. Diciamo che uno gli va a rompere le scatole provandoli a convincere e a spingerli verso la propria causa.” E si sa, in questo momento i rompi scatole per eccellenza sono ritenuti proprio i ragazzi di Friday For Future. In Italia, la comunità è nata a Milano, e si è diffusa tramite gruppi territoriali. Alexander la racconta: “ Noi lavoriamo sulla comunicazione, ma non solo tramite social, noi chiediamo di partecipare alle assemblee. Il messaggio è questo: insieme si spostano le cose. Non abbiamo basi ideologiche, noi ci formiamo e riflettiamo sui dati e sugli studi portati avanti dagli scienziati. Non si colpevolizza il singolo, la persona comune, ma il ricco, quello che si nutre del sistema A Forlì siamo una trentina e abbiamo portato 5000 persone in piazza all’ultimo sciopero.” Un movimento giovane, dal basso, che giorno dopo giorno cresce e convince sempre di più, forse iniziando a spostare davvero qualcosa. D’altro canto anche Banca Etica vent’anni fa è nata dal basso, perché una rete di cittadini ci ha creduto. Anna Fasano l’ha raccontato durante il dibattito “Più di vent’anni fa cittadini, ecologisti, pacifisti, hanno ritenuto fosse importante sostenere una finanza diversa, hanno cominciato a dire i primi no e i primi si: no ai nostri risparmi e risorse per finanziare le armi, si alla cura dell’ambiente, si al rispetto della persona, della comunità e della collettività. Vent’anni fa hanno riso di noi. Se oggi siamo qua è perché ci abbiamo creduto ed è perché oggi riscegliamo quel movimento. È una rivoluzione constante, sempre in atto. Essere banca etica non è la ricetta ideale, ma è un modo per mettersi in gioco e per far sì che quei valori autentici siano pratiche quotidiane. Questo progetto va oltre ciascuno di noi, perché è il gruppo che fa la forza. Con Banca Etica c’è una diversa lettura del concetto di banca, che non è quella della finanza aggressiva, della speculazione ma è quella del credito: dare credito, fiducia, alle persone, alle associazioni, ai progetti. Dovrebbe essere questo il concetto di banca. L’errore è stato pensare che ci fosse un’enormità di risorse senza criteri con cui scegliere cosa investire.” Pratiche dal basso, collettive, quotidiane, resistenti. Citando la Murgia: tante gocce che si diffondono in un tutto il mondo, proprio come una tempesta, nient’altro che milioni di gocce guidate dal giusto vento. E soprattutto “tutti insieme, senza dividerci mai” come conclude Alexander.

di Lea Cicelyn