Rita, prigioniera in casa a causa della malattia: «Dal Comune nessun aiuto»

NAPOLI- Rita è una ragazza di 14 anni di Volla. Come tutti gli adolescenti vorrebbe uscire con gli amici, andare in giro. Vivere la vita di ogni adolescente. Ma la vita di Rita è diversa da quella degli altri ragazzi della sua età. Rita è affetta da atrofia muscolare spinale di tipo uno dalla nascita, conosciuta con l’acronimo di Sma. Quella che ha colpito Rita è una malattia che la obbliga a spostarsi su una carrozzella elettrica. Un mezzo che lei stessa riesce a governare. Ma è proprio qui che iniziano le difficili relazioni col mondo esterno. La carrozzella elettrica sulla quale la giovane ragazza si sposta è troppo ingombrante per l’ascensore del palazzo in cui vive. Quando deve uscire, come ad esempio per andare a scuola, la madre, Mariarca, deve spostarla su una vecchia carrozzella che riesce ad entrare in ascensore. Una volta al pian terreno deve superare anche le ultime barriere architettoniche rappresentate da alcuni gradini. Le difficoltà non terminano qui. Una volta uscite dal palazzo Rita e Mariarca si trovano su dei marciapiedi fatiscenti, pieni di buche e dossi creati dalle radici degli alberi. Per strada lo stesso ritornello: buche e dossi. Difficoltà su difficoltà. Da quest’anno Rita frequenta il liceo e Mariarca è costretta ad attraversare la città a piedi spingendo la carrozzella di sua figlia perché il comune di Volla non ha previsto il trasporto per i disabili e la sola linea degli autobus dell’Anm di cui potrebbe usufruire è fantasma.

 

«Rita non è autonoma su nulla. L’unica autonomia che ha è una sedia elettronica che però può usare solo in casa. Ha bisogno dei suoi spazi», racconta Mariarca. Spazi di cui Rita nella casa dove vive assieme ai nonni ed ai genitori non può beneficiare. «Non può invitare una compagna di classe a studiare a casa perché non sapremmo dove farle stare, senza uscire noi di casa», aggiunge Mariarca. Lei e suo marito non hanno la possibilità di prendere una casa in fitto con i prezzi di mercato, perché «prendere una casa idonea per mia figlia significherebbe pagare un affitto tra i 500 e 600 euro al mese che non ci possiamo permettere», racconta la madre della ragazza. Negli anni la famiglia ha provato a partecipare due volte ai bandi del comune di Volla per l’affidamento di case popolari senza successo. Lo stesso insuccesso lo hanno registrato a Portici, città di origine del padre di Rita, dove si sono rivolti agli amministratori di alcune case di proprietà della chiesa di San Ciro. Anche lì la risposta è stata negativa. Mariarca è stanca di questa situazione. Stanca di non riuscire ad avere un’interlocuzione chiara e risolutiva. Varie volte i suoi appelli sono rimasti inascoltati. Per questo ha chiosato dicendo che «spero di cambiare comune, perché a me non hanno dato nulla e non ha nulla da offrire nè a mia figlia nè agli altri bambini disabili».

 

di Ciro Oliviero

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