Riforma del Terzo settore, a che punto siamo

 

NAPOLI- La riforma del Terzo settore si trascina, ormai, da tempo. Votata in via definitva dalla Camera nel maggio dello scorso anno, la legge delega ha dato mandato al governo di semplificare e chiarire alcuni punti lacunosi del settore. Tra questi la revisione della normativa sull’impresa sociale e l’istituzione di un registro unico nazionale. Un anno. Questi i tempi previsti dalla Camera, ma alcuni decreti attuativi sono ancora da scrivere e da approvare. Insomma, i tempi sono serrati. Si dice però fiducioso il sottosegretario con delega al welfare Luigi Bobba che, intervenendo al dibattito organizzato da Federsolidarietà lo scorso venerdì a Napoli proprio su questo tema, ha detto che «il parlamento ci ha dato tempo fino a giugno. Siamo fiduciosi di completare l’iter entro quel periodo».

Dalla sede della cooperativa sociale Ambiente Solidale l’esponente del governo ha sottolineato che alcuni decreti legislativi come quello sulle reti associative e l’impresa sociale sono pronti, ma ha anche ammesso che altri, come quello sulla destinazione del 5 per mille non è ancora pronto. Meriterebbe una discussione a parte lo Statuto della Fondazione Italia Sociale che dovrà passare al vaglio della presidenza della Repubblica che poi lo approverà tramite un decreto a firma di Mattarella. La riforma del Terzo settore è attesa da decenni. L’occasione di dare un riconoscimento giuridico ad un settore che fino ad oggi non lo ha avuto è importante. Così come è importante mettere ordine nel settore, marcare nettamente la differenza tra associazioni e impresa sociale.

SERVIZIO CIVILE-  Tra i decreti legislativi figura anche quello relativo alla riforma del servizio civile. Il nuovo testo prevede il passaggio al servizio civile universale, aperto dunque anche agli stranieri presenti in Italia con regolare permesso di soggiorno. Con le risorse attualmente a disposizione saranno 46mila i giovani che potranno svolgere questa attività.

CSV-  La riforma del terzo settore prevede anche la revisione dei Centri servizio per il volontariato, rivedendo i compiti che fino ad oggi hanno svolto. Con le modifiche sarà previsto libero ingresso nella base sociale, ma nell’assemblea sarà attribuita la maggioranza assoluta dei voti alle organizzazioni di volontariato. Eventuali incompatibilità tra chi svolge ruoli di direzione e contemporaneamente ha cariche di rappresentanza esterna saranno decise insindacabilmente dal governo. Con la nuova norma i Centri servizi per il volontariato non potranno erogare fondi in maniera diretta verso altri enti del terzo settore. A seguire con molta attenzione l’incontro tenutosi nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio anche l’assessore con delega al Welfare per la Regione Campania Lucia Fortini. Nel corso del suo intervento la rappresentante dell’ente di Palazzo Santa Lucia, ha più volte ricordato come sia necessario il confronto sui vari aspetti del terzo settore, invitando anche i rappresenti delle cooperative e associazioni a esporre il proprio punto di vista. Prima di lasciare il tavolo dei lavori la Fortini ha ricordato la due giorni di appuntamenti sulle linee guida della programmazione del welfare in Campania, la “Primavera del Welfare” che si terrà il 20 e 21 marzo presso il centro congressi della Stazione marittima di Napoli.

di Ciro Oliviero

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