Rita e l’anoressia, una battaglia lunga 35 anni: «Vorrei poter parlare ai ragazzi. Direi loro di non avere paura, a tutto c’è soluzione»

NAPOLI- «Avevo quattordici anni e all’improvviso ho iniziato a guardare le mie foto con rabbia. Mi restituivano l’immagine di una ragazzina grassa, con gambe troppo forti, e pian piano ho iniziato a non mangiare più senza accorgermene nemmeno. Volevo solo dimagrire». Questa è la storia di Rita Losco, ex atleta professionista di Monteforte Irpino che, a 47 anni e 38 kg racconta della sua battaglia contro l’anoressia con la determinazione e la tenacia di chi a mollare, in questi lunghissimi 35 anni di malattia, non ci ha mai pensato. Una convivenza forzata con un male silenzioso fatta di rinunce e privazioni, in guerra con  uno specchio che ha sputato un’altra sé.  «E’ come se vivessi- dice- uno sdoppiamento della personalità. In me c’è una Rita buona e sana, piccolissima e  impaurita e una Rita anoressica, ribelle e cattiva che sembra  un gigante e prevarica sempre più». Una eterna continua sfida tra un  corpo disobbediente e stanco e una mente intelligente e viva. «Nella routine  delle mie giornate, c’è  un elemento fondamentale che mi spinge ad alzarmi alle 5 del mattino. Faccio, nonostante le difficoltà, delle lunghe passeggiate. Non ho più vita sociale, non ho più sogni, non ho aspettative. Resta però in me, quel senso di libertà che lo sport  è in grado di darti».

NON GUARDATEMI COSI- Rita ha racchiuso nelle pagine di un libro, scritto con mamma Giuseppina, che oggi non c’è più, tutta la sua vita. Il titolo  “Non guardatemi così”, nasconde una preghiera, un invito a eliminare il pregiudizio che spesso si annida tra le parole dette a metà e gli sguardi curiosi e inquisitori della gente. «Mi capita sempre  di essere guardata come quella diversa. Come quella che un po’ in fondo se l’è cercata. Come quella a cui un aiuto non è concesso. Quante volte i genitori sussurrano all’orecchio dei bimbi “ mangia altrimenti diventi così” e li tirano via come se avessero indicato un alieno.  Ogni volta muoio. E’ per questo motivo che ho deciso di scrivere. Ho voluto mettere nero su bianco tutto quello che non mi permettono di dire». Rita, intanto, partecipa con coraggio a campagne di sensibilizzazione e chiede di poter essere testimone nelle scuole. «Vorrei  poter parlare ai ragazzi. Direi loro di non avere paura, di  confrontarsi, di confessare tutti i problemi e i timori, anche quelli più reconditi, perché a tutto c’è una soluzione. Direi loro di accettarsi, di condividere, vivere, senza ossessioni. Vorrei poter lasciare un’impronta che costruisce. Porto addosso i segni  di un mal d’anima che distrugge e annienta, ma che può essere evitato con il confronto e l’amore e fino a quando i miei occhi avranno la forza di spalancarsi al giorno, sarò una testimone che ha un dovere:  evitare altro  male».

di Carmela Cassese

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