KUMINDA, un festival per riflettere sul cibo come diritto

Andrea Segre al Kuminda PR

PARMA – Nel bel mezzo della Food Valley, nel territorio di eccellenze alimentari italiane, si è svolta l’ottava edizione di Kuminda, il primo festival in Italia dedicato al cibo equo, critico e sostenibile, il cui scopo è affermare con forza, l’idea del cibo come diritto di tutti gli esseri umani e la necessità di promuovere la sovranità e la democrazia alimentare.

Kuminda, nato nel 2003 a Parma, è un progetto voluto dall’associazione Cibopertutti, rete di 30 organizzazioni di Parma e Reggio Emilia, che, in un contesto di produzione alimentare, vuole aggiungere un tassello per il diritto e la sovranità alimentare.

In Pilotta, piazza nel centro della città di Parma, si è svolta una lunga serie di appuntamenti tra ottobre e novembre, che hanno raggiunto l’apice, nel week end dell’8/9/10 Novembre. Tre giornate intese per ragionare su come produciamo, mangiamo, consumiamo, con incontri con le scuole, convegni, mostre, animazione e intrattenimento, momenti di confronto con ospiti internazionali e produttori.

Si è parlato di agricoltura contadina, sprechi alimentari e packaging, cooperazione, co-sviluppo e territori. Il filo conduttore è la sovranità alimentare come possibile risposta alle urgenze locali e globali. Kuminda porta con sé due concetti fondamentali: l’idea che bisogna concentrarsi sui beni primari, come l’acqua e il cibo, e che tutto ciò va coniugato con un’economia solidale. “Penso che Kuminda sia una cosa bella, un avvenimento importante, una riflessione che prosegue – ha spiegato Fulvia Cavalieri presidente dell’associazione Cibopertutti. L’agricoltura è come sempre al centro ma in questa edizione ragioniamo insieme di economia solidale del sud e delle relazioni che in quelle regioni fanno altra economia e agricoltura”.

A parlare di questi temi, a Kuminda sono arrivati  anche ospiti internazionali. Produttori del Sud del mondo che hanno parlato di agricoltura contadina come Jamila Amzil dal Marocco, Abir Saidi dalla Tunisia, Bineta Gueye, Louty Sow e Mounirou Gueye dal Senegal. Dalla Grecia Antonios Breskas e Eleni Spyridak, referenti di associazioni che si occupano di sementi; produttori di RESSUD (Rete di Economia Solidale del Sud) con le arance siciliane.  Tra gli appuntamenti che il Festival ha offerto gratuitamente ai suoi visitatori, anche la proiezione del famoso documentario “Il sangue verde del regista Andrea Segre”, presente tra ospiti. Gli spettatori hanno potuto ragionare con lui dei diritti dei contadini e di migrazione, partendo dall’esperienza del regista a Rosarno, dove ha filmato le immagini e raccolto la voce e la protesta dei braccianti africani che manifestavano contro lo sfruttamento e la discriminazione. Perché proiettare un film su Rosarno in un festival che parla di sovranità alimentare? Il sangue verde di Segre è stato una bella occasione di riflessione – risponde Francesca Bigliardi, coordinatrice del Festival- “ su come non è necessario andare in paesi lontani per parlare di privazione di diritti e dell’urgenza di sentirsi tutti parte dello stesso problema e allo stesso tempo tutti con la stessa responsabilità di costruire un’economia giusta”.

di Paola Amore 

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