Amnesty in Mali: «Troppe violenze sui civili»

ROMA. Sono bastati dieci giorni in missione in Mali, per realizzare il documento di denuncia pubblicato da Amnesty International, con lo scopo di evidenziare le conseguenze negative sul popolo da parte delle parti coinvolte nel conflitto del paese africano.

VIOLENZA SPIETATA – Durante i giorni di permanenza in Mali, la delegazione Amnesty ha esaminato varie città tra cui Ségou, Sévaré, Niono, Konna e Diabaly, spesso assistendo a scene terribili. Secondo quanto emerge dalle ricerche effettuate direttamente sul campo, sembrerebbe che le forze armate del Mali avrebbero commesso gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, tra cui esecuzioni extragiudiziali di civili. Il 10 gennaio, ad esempio, alla vigilia dell’ intervento francese, a Sévaré, le forze armate avrebbero arrestato e gettato in un pozzo, nel distretto di Wailudé, dozzine di civili, per poi spararli senza alcuna ragione. Sembrerebbe, infatti, secondo quanto visionato da Amnesty, che le forze di sicurezza prendano di mira persone sospettate di aver rapporti con i gruppi armati islamisti. In che modo? In primis arrestandoli, per poi sottoporli a violenze di vario genere. «Molte persone hanno un’autentica paura di essere arrestate dai militari o di fare una fine anche peggiore- dichiara Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International in Mali-. Le forze di sicurezza, devono garantire che i civili siano tutelati da ogni rappresaglia basata sull’etnia o su presunte simpatie politiche .

IL RUOLO DEI BAMBINI – Secondo le indagini di Amnesty, si registrerebbe un “disumano” impiego di bambini-soldato tra le file dei gruppi armati islamisti. In particolare, a Diabaly diversi bambini, di nemmeno 10 anni, sarebbero stati fucilati insieme ai gruppi islamisti. A Segou, invece, la delegazione Amnesty ha avuto l’opportunità di confrontarsi con due bambini- soldato fatti prigionieri e parlare un po’ con loro. Uno di loro era affetto da gravi patologie mentali. «Il bambino stava in silenzio e con gli occhi rivolti a terra e non riusciva a parlare con noi. Era come se la sua mente non fosse del tutto presente” – ha commentato Mootoo- Il reclutamento di bambini- soldato, deve cessare. Chiunque sia ancora nei ranghi dei gruppi armati islamisti dev’essere subito rilasciato».

PROVE ALLARMANTI – Amnesty ha rilevato delle preoccupanti prove a sostegno della denuncia che cinque civili siano stati uccisi durante attacco aereo, avvenuto lo scorso 11 gennaio a Konna, lanciato durante la controffensiva delle forze francesi e maliane. Alcuni funzionari francesi, avrebbero dichiarato di non aver compiuto alcun tipo di attacco in quel giorno mentre un alto esponente del governo del Mali e un alto ufficiale delle forze armate locali, avrebbero confermato che quella mattina, in effetti, era stata avviata un’operazione congiunta sulla città, cui avevano preso parte anche le forze francesi. « È assolutamente necessario- conclude Mootoo- che le autorità della Francia e del Mali indaghino per individuare chi ha compiuto quell’attacco e mettano a disposizione ogni elemento utile a determinare se esso abbia costituito una violazione del diritto internazionale».

di Sabrina Rufolo

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