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Quando in carcere si diventa allenatori

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AUGUSTA (SIRACUSA). Il riscatto dietro le sbarre passa attraverso il calcio. Sognando di seguire le orme di Josè Mourinho, quaranta detenuti della casa circondariale di Brucoli, frazione di Augusta (Siracusa), sono diventati allenatori di calcio di primo livello. Un patentino importante, ottenuto con il progetto “Sport è vita”, organizzato dal Coni regionale, in collaborazione con la Scuola dello Sport Coni Sicilia e del Coni Siracusa . Allenatori dietro le sbarre, ma con un potenziale futuro sui campi di calcio della Sicilia.  A consegnare gli attestati ai quaranta detenuti, il campione Enzo Maiorca, il tecnico-istruttore della Figc Pino Maiori e la docente Paola Cortese. Presenti il direttore del carcere di Brucoli Antonino Gelardi e il presidente del Coni di Siracusa Pino Corso.

TANTE LE RICHIESTE DI PARTECIPAZIONE – Il corso, iniziato a luglio, ha coinvolto 83 detenuti che hanno seguito sedici lezioni della durata complessiva di cinquanta ore. Tutti i corsisti hanno sostenuto un esame per il rilascio dell’attestato di partecipazione, in quaranta hanno superato l’esame finale e hanno ottenuto il brevetto di primo livello. «Il grande impegno dimostrato dagli organizzatori e tecnici, Pino Maiori e Paola Cortese – ha dichiarato il presidente del Coni Siracusa, Pino Corso – ha consentito di affrontare con gli allievi tutte le tematiche, per consentire loro di apprendere nel modo migliore e di assimilare i contenuti sia didattici che tecnici, base importante sia per il conseguimento del brevetto che per spenderlo nel modo migliore, una volta scontata la pena. La finalità del corso oltre che sportiva e didattica è stata naturalmente sociale sia per l’ambiente che per gli allievi, che hanno approfondito aspetti tecnici e principi basilari dello sport, come il fair play, il rispetto delle regole, di se stessi e degli avversari. L’arricchimento complessivo avuto dagli allievi costituirà senza dubbio una grande base sulla quale potranno edificare la loro nuova vita, una volta scontata la pena».

 
Simona Nocera

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