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Cpr, il muro dei diritti negati: da Napoli riparte la mobilitazione contro i centri di rimpatrio
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I Centri di Permanenza per i Rimpatri, i famigerati Cpr, non «sono delle carceri bensì luoghi di permanenza amministrativa dove c’è la compressione dei diritti e delle libertà». Per tale motivo le varie strutture presenti in Italia, dove permangono per periodi lunghi stranieri in attesa di essere trasferiti perlopiù nei loro Paesi di origine, vanno chiuse. Parimenti, va osteggiato il progetto di realizzazione di un nuovo analogo centro al Parco Umido La Piana di Castel Volturno. Il Comitato No Cpr rilancia la mobilitazione attraverso una giornata di formazione e informazione, denominata “Al di Là del Muro’’, tenuta sabato all’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli. Spiegazione tecniche su cosa sia un Cpr e sulle normative sempre più stringenti varate dall’Unione Europea, testimonianze dirette sulle sofferenze di chi vi ha vissuto, hanno rappresentato il principale focus dell’iniziativa.
Lettera alla società civile e no al Patto Europeo Asilo e Migrazione –Un punto di partenza per inquadrare il contesto può essere la lettera inviata alla società civile proprio dal Comitato No Cpr (di cui fanno parte, tra gli altri, il Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli, Ex Opg, Mediterranea Saving Humans, Emergency, Asgi). L’attuazione del “Patto Europeo Asilo e Migrazione’’, in vigore dal 12 giugno, si legge nella missiva, “trasformerà progressivamente l’Europa in una fortezza inespugnabile ed aumenterà il numero di morti e respingimenti lungo le frontiere. In sintesi, disprezzo per la vita umana, negazione del diritto di asilo, deportazione. Per questo motivo, rifiutiamo l’istituzione del Cpr e ci mobiliteremo ovunque esistano e verranno costruiti, a partire, per il nostro territorio, da Castel Volturno’’. E perciò, l’aggiunta, “i Cpr vanno chiusi, senza mediazione, a Castel Volturno e ovunque’’. Per il centro del comune casertano il governo ha previsto un investimento di oltre 40 milioni (con i fondi gestiti da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, controllata dal Ministero dell’Economia) con l’obiettivo di ospitare al suo interno 120 persone.
Cosa prevede il patto europeo – Il Patto Europeo, come spiegato dalla Commissione Ue e appena entrato in vigore prevede: “Un sistema veramente europeo nella forma di un regolamento, con procedure comuni per l’emissione di decisioni di rimpatrio e un ordine europeo di rimpatrio emesso dagli Stati membri, che porranno fine all’attuale frammentazione all’interno dell’UE’’. Il “riconoscimento reciproco, che permetterà agli Stati membri di riconoscere ed eseguire direttamente una decisione di rimpatrio emessa da un altro Stato membro. Norme più rigide sul rimpatrio forzato, che diventa obbligatorio quando una persona il cui soggiorno nell’UE è irregolare costituisce un pericolo per la sicurezza, non coopera, fugge in un altro Stato membro o non lascia volontariamente il territorio dell’Unione entro un termine stabilito. Allo stesso tempo, il regolamento incoraggia il rimpatrio volontario attraverso un’assistenza rafforzata al rimpatrio e alla reintegrazione’’. Ed ancora: “Norme più rigorose contro la fuga, compresa la possibilità di esigere che i rimpatriandi forniscano garanzie finanziarie, si presentino regolarmente alle autorità o risiedano in un luogo da esse stabilito. Norme più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza, in modo che possano essere identificate e rimpatriate più rapidamente’’. Ed ancora: “La possibilità di istituire centri di rimpatrio nei paesi terzi, in cui possano essere rinviate le persone che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE e che sono oggetto di una decisione di rimpatrio. A tal fine possono essere conclusi accordi o intese con un paese terzo che rispetti le norme e i principi internazionali in materia di diritti umani conformemente al diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento. Solide garanzie durante l’intero processo di rimpatrio: tutte le misure relative al rimpatrio devono essere attuate nel pieno rispetto delle norme fondamentali e internazionali in materia di diritti umani’’.
L’avversione al Cpr – Per Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans, «tutte le normative messe in campo dall’Italia e dall’Ue non stanno creando altro che più morti alle frontiere, più illegalità, più detenzione, più respingimento. Non ci sono percorsi di ingresso legali alternativa alla tratta degli esseri umani. Si costruiscono soltanto muri e galere». Nei Cpr, aggiunge Marmorale, «la difficoltà enorme per le organizzazioni di monitoraggio e anche per i legali è quello di fare una stima sui tempi di permanenza nei centri, si fa soltanto affidamento sulle testimonianze che parlano di tempi di permanenza maggiori rispetto a quello previsti dalla legge e alle procedure prescritte». Chi è più sordo rispetto al tema Cpr? La presidente di Mediterranea Saving Humans non ha dubbi: «La Comunità Europea. Ha irrigidito le procedure di frontiera. Non servirà a niente, avremo soltanto più morti». Infine: «il Cpr a Castel Volturno è un’offesa per un territorio che ha i servizi al minimo e tantissimi stranieri che hanno bisogno di supporto».
Cpr e cosa avviene al loro interno –Cosa sono, dunque, i Cpr? I Centri di Permanenza per i Rimpatri, spiegano le avvocatesse Francesca Viviani (Assemblea Lucana No Cpr) e Lucia Esposito (Asgi), non «sono delle carceri bensì luoghi di permanenza amministrativa dove c’è la compressione dei diritti e delle libertà. In un Cpr si finisce dopo un controllo di polizia, senza che chi vi è rinchiuso abbia dei documenti, per pericolo di fuga o in attesa di espulsione». Secondo i legali «c’è una contraddizione: il trattamento viene definita una misura eccezionale, ma è istituzionalizzata. Non si conosce la fine della pena, al contrario anche di quanto avviene in un carcere in cui il condannato conosce quali sia la pena da scontare. Le comunicazioni sono spesso difficili, esistono problemi di privacy, scarso accesso a internet e poca pochi momenti liberi». In una situazione così esplosiva, all’interno dei Cpr sono tanti i casi di autolesionismo, di trattamento con degli psicofarmaci, di tentativi di suicidio come ricordato dal Comitato No Cpr[71] . «Queste strutture vanno chiuse, la logica del rimpatrio è disumana- afferma senza mezzi termini Sergio Serraino di Emergency C’è il diritto a fuggire da guerra e fame e il diritto di cambiare vita, come fanno tanti connazionali nostri. L’italiano fa capire come sia violento e drammatico il rimpatrio. Gli operatori sanitari nostri sono entrati nei Cpr sia in Italia che in Albania e, come i manicomi, andrebbero chiusi perché sono strutture patogene. In questi centri le persone si ammalano sia dal punto di vista fisico che psicologico». Serraino ricorda le esperienze all’interno del Cpr di Trapani, il primo a essere istituito a seguito della legge Turco-Napolitano del 1998 quando furono denominati Centri di Permanenza Temporanea (Cpt). Da allora, sottolinea Serraino, alcun cambiamento è avvenuto. «Non è un problema di governi, né chi li gestisce ma della natura di queste strutture e del sistema del rimpatrio».
Alcuni dati sui Cpr e dove si trovano – Secondo i dati raccolti dal Tavolo Asilo e Immigrazione che vi ha fatto visite, soltanto tra settembre e dicembre 2025 nei Cpr italiani ci sono stati 546 trattenuti totali, il 25% dei quali richiedenti asilo. Tra il 2011 e il 2024 i rimpatri sono stati il 9,9% sul totale di provvedimenti di allontanamento adottati. Nel 2024 i richiedenti asilo trattenuti hanno raggiunto la soglia del 43,5%, le uscite per mancata convalida il 29% (quasi un terzo delle persone uscite, tra l’altro, è uscito perché il trattenimento non era giuridicamente fondato; nel 2021 la percentuale era del 9%). In Italia i Cpr sorgono a Milano (via Corelli), Torino (corso Brunelleschi), Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Roma (via Angelo Emo / Ponte Galeria), Bari (Palese); Brindisi (Restinco); Palazzo San Gervasio (Potenza),Trapani (Milo); Caltanissetta (Pian del Lago) Macomer (Nuoro). Nel Cpr di Torino era detenuto Moussa Balde, il giovane della Guinea che si suicidò il 23 maggio 2021. In quello di Ponte Galera a Roma si suicidò invece il 4 febbraio 2024 Ousmane Sylla un 21enne della Guinea con testimonianze in loro memoria dei familiari dei due ragazzi. Il Comitato No Cpr ha dedicato la giornata all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici alla memoria di Moussa e Ousmane, simboli dei fallimenti dei Cpr dove anche il diritto alla salute è negato come spiegato anche dall’infettivologo Nicola Cocco mostrando video e foto di casi di scabbia e altre malattie contratte dai detenuti nei Centri per i rimpatri. «Non converrebbe certificarli- dice il medico – perché se ciò avvenisse, dovrebbero poi intervenire le Asl che potrebbero anche chiudere i Cpr».
La nuova mobilitazione –Il percorso di mobilitazione contro i Cpr continuerà sabato 20 giugno con una manifestazione che partirà da piazza Garibaldi. “Siamo stati a Castel volturno lo scorso 30 maggio all’assemblea regionale No Cpr, sottoscrivendo e condividendo l’appello che l’ha convocata e aderiamo alla manifestazione del 20 giugno prossimo convocata dal Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli, consapevoli che la lotta per il riconoscimento del permesso di soggiorno e per l’accesso ai servizi sociali uguale per tutti sia la prima battaglia per l’abolizione del Cpr’’ è la conclusione della lettera alla società civile del Comitato No Cpr.
di Antonio Sabbatino





