Valentina Tomirotti: «I miei viaggi per scoprire l’Italia accessibile»

Valentina e il suo progetto “Pepitosa in Carrozza”, giornalista e blogger mantovana,

porterà alla realizzazione di guide turistiche pensate per chi si muove sulla sedia a rotelle.

“La ruota è sinonimo di ‘andare’ ed io, che sono sulle ruote tutto il giorno, vivo di questa trasposizione: non sto mai ferma, amo viaggiare. Così prendo la mia carrozzina e parto».

Di viaggi Valentina Tomirotti ne ha fatti tanti, tanto che ha deciso di trasformare la sua passione in un ambizioso progetto di accessibilità turistica e sociale.

Si chiama “Pepitosa In Carrozza” e porterà alla redazione di guide turistiche pensate per chi si muove sulla sedia a rotelle: sarà lei stessa a visitare i luoghi a bordo della sua auto – in totale autonomia –, valutando elementi come la presenza di barriere architettoniche, la pavimentazione del suolo pubblico, l’accessibilità di trasporti, hotel e ristoranti. Pepitosa è anche l’appellativo con il quale la 36enne mantovana – che ha una laurea in Scienze della Comunicazione, è giornalista e si occupa della creazione di contenuti per il web, oltre a lavorare come impiegata in un’azienda di servizi del suo comune, Porto Mantovano – è conosciuta in rete, sul suo blog www.valentinatomirotti.it, e sui social network:

«Prima di fare comunicazione disegnavo e producevo gioielli in maniera artigianale: Pepitosa era il nome del mio marchio di bigiotteria. Una donna ‘pepitosa’, proprio come le pepite, è piena di luce, colorata, esuberante – dice Valentina –. Il blog è nato nel 2013 come supporto al brand», ma col tempo è diventato una finestra in cui la donna affronta argomenti che fanno parte della quotidianità, dal lifestyle alla moda, ai viaggi, naturalmente: «Dopo aver visitato una località riporto una serie di informazioni utili, in modo che coloro che sono nelle mie condizioni e vogliono andarci non si trovino impreparati».

Le città più accessibili viste fino ad ora?  «Vienna e Valencia. L’Italia purtroppo non mi dà grandi soddisfazioni, però devo dire che Matera mi ha sorpreso positivamente, con servizi come l’Ape Calessino, un Apecar allestito per i tour tra i Sassi, con percorsi turistici ad hoc e strutture ricettive che sanno davvero cosa vuol dire accogliere». Accessibilità in formato video – Valentina è affetta da Displasia diastrofica, malattia genetica rara caratterizzata da un difetto dell’accrescimento della cartilagine che le ha impedito di camminare. «Quando sono fuori casa e trovo una struttura ricettiva che ha dichiarato di essere accessibile, ma non lo è, per me la situazione diventa complicata».

Da questa esigenza ha avuto origine “Pepitosa in Carrozza”, che si compone di una parte offline e di una online. «La prima riguarda la stesura delle guide turistiche, che coinvolgerà amministrazioni locali, enti e sponsor interessati. Adesso sto scrivendo quella di Mantova. Le guide potranno essere scaricate in formato pdf dagli iscritti all’associazione “Pepitosa in Carrozza”, che nascerà a breve e si occuperà sia di turismo accessibile, sia della promozione di iniziative per l’inclusione». Lo scorso ottobre Valentina ha preso la patente, mentre a dicembre è arrivata la ‘carrozza’, «un’automobile che ha un allestimento particolare che mi permette di guidare direttamente in carrozzina, così non ho più bisogno di qualcuno che mi accompagni. È costata quasi 60mila euro; 12mila li abbiamo raccolti con una campagna di crowdfunding su Eppela». La parte online del progetto si svolge proprio dentro l’auto, «che è dotata di una postazione video: a bordo come me saliranno persone e personaggi per illustrarmi la loro idea di accessibilità o di inclusione, non solo dal punto di vista della disabilità. Realizzeremo un format video online che sarà trasmesso live sui canali dedicati».

l libro – Le chiediamo se tra le sue prossime mete c’è Napoli: «Sì, vorrei venirci in autunno e organizzare una presentazione del mio libro, Un altro (d)anno, che è uscito a marzo, edito da Mondadori. È un anno lungo 36 anni, la storia della mia vita, raccontata in modo diverso da quello a cui siamo abituati quando sentiamo parlare di disabilità. Non ci sono lacrime, non perché non ci siano mai state, ma perché non sono l’elemento fondamentale dell’esistenza di chi è in carrozzina».

di Paola Ciaramella