Castel Volturno, 10 anni dalla strage: gli studenti imparano le storie delle vittime

CASERTA – Eric, Francis, Ibrahim, Owusu, Joseph, Karim, Justice. Sono i nomi dei 6 ghanesi morti 10 anni fa nella strage di Castel Volturno, l’agguato di camorra che fece vittime innocenti nella comunita’ migrante e scandalizzo’ l’opinione pubblica. Gli studenti del litorale flegreo hanno imparato la loro storia, coinvolti in un gioco di ruolo che ha permesso loro di ripercorrere la vita dei sei ghanesi. Un lungo viaggio, attraverso il mare e il deserto, per superare le frontiere e arrivare in Italia, fare i braccianti o i muratori alla ricerca di una vita dignitosa. Un gioco che ha coinvolto decine di bambini e adolescenti che stamattina hanno invaso piazza 8 ottobre 43, a Castel Volturno, prima tappa delle iniziative organizzate oggi dall’ex Canapificio di Caserta insieme al Comune per ricordare la strage di San Gennaro, con le sue vittime innocenti, e la grande mobilitazione spontanea che il giorno seguente all’eccidio attraverso’ le strade di Castel Volturno.

Come in quel 19 settembre 2008, anche oggi italiani e migranti lottano uniti contro camorra e razzismo e usano il gioco come strumento per non dimenticare la strage: con grande stupore, gli studenti hanno scoperto solo alla fine delle attivita’ ludiche che i nomi e le storie delle persone che rappresentavano nel gioco erano proprio quelle dei ghanesi rimasti vittime 10 anni fa dell’eccidio ordinato dal clan dei Casalesi.

Le scuole, insieme alle istituzioni, ai centri sociali e alle Onlus del territorio, sono stati i protagonisti anche di un primo momento pubblico di commemorazione che si e’ svolto nella sala del Comune, con gli interventi dei sindaci Dimitri Russo di Castel Volturno e Renato Natale di Casal di Principe, la citta’ da cui sono partiti i killer che provocarono la strage, un commando guidato dal boss Giuseppe Setola, condannato all’ergastolo insieme ad altre tre persone. Piu’ tardi, studenti, migranti, istituzioni e attivisti si ritroveranno al chilometro 43 della Domitiana, il luogo dell’agguato, per una preghiera interreligiosa.

“In 10 anni e’ cambiato moltissimo – ha spiegato il sindaco Russo -. La manifestazione dei migranti all’indomani della strage e’ stata la vera prima e unica manifestazione seria, seppur violenta, che abbiamo visto nel nostro territorio contro la camorra. Prima i semplici cittadini abbassavano la testa. Dopo quella strage e dopo quella mobilitazione ci fu una retata che ha debellato i clan, almeno nei loro vertici. Ma nei nostri territori, purtroppo, c’e’ ancora humus per la camorra. Per questo non dobbiamo e non possiamo abbassare la guardia”. (DIRE)

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