Voci e volti dell’Onda Pride: «Diritti per tutti»

100_3842ROMA – Anche quest’anno è stato tempo di Onda Pride, la grande mobilitazione nazionale che rivendica diritti e uguaglianza per le tutte le persone una. Ad inaugurare l’Onda è stata Roma, scesa in piazza il 7 giugno. “Adesso fuori i diritti!” era lo slogan prescelto per il Roma Pride che ha sfilato per le strade della Capitale festeggiando l’importante ventennale del primo Pride nazionale italiano sceso in piazza nel 1994. Tante persone giunte da tutta Italia, tanti i turisti, più o meno consapevoli di quello che sta accadendo, ma che si aggregano con curiosità a questa coloratissima e vivace sfilata di bandiere, palloncini, abiti eccentrici e trucchi appariscenti. Tanti i romani ma anche le persone che risiedono a Roma da anni, come Ernesto, 26 anni, avellinese ma in pianta stabile nella capitale da ormai 8 anni. Per lui questa è la sesta volta che scende in piazza, «perché è una giornata importante, in cui letteralmente mettere in piazza i nostri diritti, in cui sentirci parte di un grande movimento collettivo che esiste e resiste, nonostante tutto. In realtà molte persone omosessuali, anche tra i miei amici, non si sentono rappresentate da questa manifestazione, perché secondo loro l’ostentazione, i carri, i travestimenti finiscono con il mettere in ombra le ragioni serie che proviamo a raccontare. È anche vero però che ho visto aumentare, negli anni, il numero di persone gay friendly, di famiglie, di coppie etero che scelgono di partecipare al Pride con noi».

 

 

Tra di loro, ad esempio, ci sono Marcello e Sabrina, romani, insieme da 13 anni: «Non siamo sposati e ci uniamo alla richiesta dell’istituzione di un registro delle unioni civili anche qui a Roma, come già esiste in tante città. Chiediamo gli stessi diritti per tutti e il rispetto della piena dignità e dell’uguaglianza per tutte e tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale».

Ma ci sono anche Claudia, 57 anni, e sua figlia Francesca, 40, milanesi d’origine ma romane di adozione, che partecipano di nuovo al Gay Pride dopo anni di assenza: «Qui ci sono carri che non hanno nulla da invidiare al Carnevale di Rio – ammette Claudia, mentre la figlia è in giro a fotografarli – ma mi ha colpito un’immagine in particolare: durante il corteo, camminavano accanto a noi due uomini adulti, seri, tranquilli, preoccupati che caldo, calca e chiasso fossero di disturbo per il loro bambino. Il prototipo di una famiglia normale. Ce ne sono molte di queste famiglie. Sono belle per quello che significano. Un’ovvietà la loro richiesta di essere riconosciute da uno stato che preferisce rimanere assente. Perché se i diritti sono sacrosanti, la realtà oggettiva è spesso differente».

Tante anche le sigle: dovunque si intravedono le bandiere colorate di Arcigay, la più nota associazione che storicamente si occupa dei diritti degli omosessuali; ma ci sono anche la neonata Anddos (associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale), per la prima volta al Pride; c’è Nuova Proposta, gruppo che mette insieme donne e uomini omosessuali cristiani; ma anche la Cgil con il suo Carro dei diritti, l’Agedo (Associazione Genitori degli omosessuali), per un totale di 25 associazioni che, al termine del corteo, hanno elencato nel documento politico “Adesso fuori i diritti!” tutte le domande per ora disattese dal governo, chiedendo, tra le altre cose, un welfare universale, l’accesso alle adozioni e la tutela dell’omogenitorialità, la lotta a tutte le discriminazioni, la lotta all’omo-lesbo-transfobia.

Una vera e propria mobilitazione di tutto il Paese, che ha toccato anche città che per la prima volta hanno messo in agenda questo appuntamento. Con forti richiami ai temi di attualità e anche di crisi, che certo non risparmiano le persone gay, lesbiche e trans, come accade a Catania dove si sottolinea la dignità e l’importanza del lavoro; mentre sceglie la via della sostenibilità il Pride di Milano, che sfilerà senza carri amplificati e con musica originale. E ancora, allarga l’orizzonte a tutto il Mediterraneo il Pride di Napoli, che candida la città partenopea a polo di incontro e riflessione sui diritti e le discriminazioni per  tutte le terre che affacciano sul Mare Nostrum.

 

di Ortensia Ferrara

 

 

 

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