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Il profumo del caffè che sa di riscatto: storia, sguardi e mani radunate all’Antoniano

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Il sibilo della vaporetta, il tintinnio di piatti e bicchieri, il vocio di chi, dentro l’Istituto Antoniano di Portici, ha trovato un mestiere: sono questi i suoni che accolgono ogni mattina chi varca il cancello. Per chi vive il territorio, l’Antoniano è una casa che raccoglie la fragilità e la trasforma in manualità: si lavora il legno, si impasta, si preparano dolci, si impara a servire ai tavoli e a rispettare il tempo che ogni gesto richiede. I laboratori integrati, dall’artigianato alla ristorazione, sono percorsi in cui persone con disabilità o con storie personali complesse scoprono di poter essere risorse, prima ancora che casi da gestire.

Tra questi percorsi c’è «L’Altro Bar», laboratorio permanente dove l’arte della caffetteria diventa una palestra quotidiana. Dietro il banco, pressare la miscela giusta o montare il latte significa recuperare una sicurezza a lungo negata, reggere lo sguardo del cliente, vincere la timidezza e prendere in mano il proprio domani.

Martedì 3 novembre i ragazzi dell’Altro Bar hanno lasciato le mura dell’istituto e hanno preso possesso, per una mattina, del banco di Segmenti, il format gastronomico ricavato da un’ex edicola in corso Garibaldi. Tra le 10 e le 13 il ritmo del centro si è fermato. Con un’offerta simbolica di un euro per caffè e cornetto, decine di cittadini, passanti e rappresentanti delle istituzioni si sono messi in fila, non per la tazzina consumata di fretta, ma per farsi servire. Le mani incerte delle prime battute hanno ceduto presto il passo a un’intesa che solo il mestiere studiato può garantire. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Portici, ha registrato il tutto esaurito e ha trasformato un banco in un punto di incontro della comunità.

«L’inclusione ha senso solo quando smette di essere una parola astratta ed entra nella vita di tutti i giorni», ha ricordato chi ha coordinato l’evento. A fine giornata i ragazzi, stanchi e con le pettorine ancora addosso, mostravano l’orgoglio di chi ha lavorato bene davanti a una città intera.

 

di Francesca Mari 

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