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Dipendenze, i servizi curano sempre più persone ma perdono operatori: ne mancano quasi duemila

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Centotrentunomila trecentoventotto. Sono le persone che nel 2025 i Servizi pubblici per le Dipendenze, i SerD, hanno avuto in carico: il 3,5% in più rispetto al 2024, secondo la Relazione annuale al Parlamento 2026. Altre 25.644 sono state assistite nelle comunità terapeutiche, in percorsi residenziali o semiresidenziali di cura, riabilitazione e reinserimento sociale. I Pronto Soccorso, invece, hanno registrato 9.641 accessi per condizioni direttamente collegati alle droghe. Numeri che raccontano un sistema sotto pressione e, spesso, un incontro che arriva tardi, quando il problema è già esploso. Intercettare prima le situazioni di rischio è l’obiettivo dichiarato. Ma con quali risorse?

Una risposta prova a darla il nuovo Rapporto dell’Osservatorio sull’Impatto Socio-Economico delle Dipendenze (Oised), nato dall’iniziativa di C.R.E.A. Sanità e Centro Studi e Ricerche Consumi e Dipendenze. Il punto di partenza sono gli organici: rispetto agli standard del DM 77/2022, nei servizi pubblici mancano 1.976 professionisti. Tra loro 624 educatori professionali (il 49,2% della dotazione prevista), 420 psicologi (-30,2%) e 323 assistenti sociali (-23,4%). Nel 2024 gli operatori dedicati alle dipendenze da sostanze illegali erano 6.200: dal 2019 il personale si è ridotto del 5,7%, con 374 unità in meno, mentre gli utenti in carico sono aumentati di 1.482. Al momento, solo Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Molise raggiungono gli standard.

C’è poi la parte che non si vede. Secondo Oised, per droghe e alcol la quota di persone eleggibili che i servizi riescono a intercettare resta sotto il 10%. «Oggi il vero problema non è soltanto curare chi arriva ai servizi, ma raggiungere chi non arriva mai», sottolinea Alfio Lucchini, supervisore scientifico dell’Osservatorio. Sul gioco d’azzardo, la Relazione del Ministero dell’Economia segnala per il 2025 una raccolta record di 164,6 miliardi di euro, mentre il “Libro nero sull’azzardo” di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon denuncia sovraindebitamento e vulnerabilità all’usura. Sull’alcol, invece, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Centro Nazionale Dipendenze e Doping (CNDD) dell’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero oltre 8 milioni gli italiani con consumi a rischio e circa 730mila i consumatori dannosi che avrebbero bisogno di un trattamento. 

La porta più vicina, sulla carta, sarebbe la Casa della Comunità sotto casa, dove un ragazzo può parlare di ciò che beve il sabato sera senza il peso dello stigma. Ma delle 781 strutture che al 31 dicembre 2025 avevano attivato almeno un servizio, solo 164, il 21%, ospitano servizi per le dipendenze. Il Rapporto le immagina come punto di accesso precoce, senza sostituire i SerD: giovani under 25 con segnali di disagio, studenti già intercettati dall’ascolto scolastico, chi ha concluso un percorso e ha bisogno di controlli periodici. Per le sostanze illegali servirebbero da 4,2 a 13 operatori per struttura, a seconda della quota di «sommerso» raggiunta. Sono scenari, precisa lo studio, non personale già finanziato.

Le dipendenze hanno anche un costo economico. Il Rapporto stima costi diretti per 8,2 miliardi di euro l’anno. Se si aggiungono i costi indiretti e il valore del mercato illegale delle sostanze, la cifra sale a circa 25,2 miliardi, l’1,1% del Pil. Per questo, sostiene l’Osservatorio, intercettare prima chi oggi non arriva ai servizi sarebbe anche un investimento: secondo le sue simulazioni, prendere in carico nelle Case della Comunità dal 5 al 10% delle persone con dipendenza da stupefacenti non seguite farebbe risparmiare tra 102,3 e 222,3 milioni di euro l’anno, grazie a minori conseguenze sanitarie, eventi avversi e costi giudiziari e sociali.

Il successo della riforma territoriale, conclude il Rapporto, dipenderà non solo dal numero di strutture realizzate, ma da quante persone riusciranno a essere assistite prima che le condizioni si aggravino. Una Casa della Comunità senza professionisti che la facciano vivere resta una porta bella da vedere, ma chiusa.

 

di Roberto Malfatti

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