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Paky G. canta il suo “rione”: «Tra paura e pericolo, vivere in periferia è una lotta continua»

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NAPOLI – I palazzoni della periferia a fare da cornice alle esistenze di chi cresce con la speranza di emergere, di sottrarsi al buio delle “cattive strade” e di affermarsi. Magari attraverso la musica come Paky G, giovane trapper casertano, figlio d’arte (è nipote di Ivan Granatino) che con le sue sonorità trap mescolate alla melodia tipica della musica napoletana prova a restituire uno spaccato delle nuove generazioni. Il singolo “Vivono int o’rione” è proprio questo, un atto di identità per i ragazzi cresciuti con poche possibilità. “Teng famm e me magn e briciole”, dice Paky G nelle prime battute del nuovo singolo suonato insieme a Nkey, con i beat di Amedeo Perrotta per l’etichetta “Napule Allucca”. Un singolo che ripercorre le orme degli albori della nuova scena del rap napoletano contaminata dalle nuove sonorità trap.

Paky G ci porta in un viaggio tra la sua gente, in quei luoghi dove la possibilità di farcela spesso è legata unicamente alle capacità artistiche dei giovanissimi. “Si se spara rint o’rione è tutt normale” , la crudezza dei testi non fa altro che trasporre in strofe e metrica la quotidianità della sterminata periferia campana dove i luoghi sembrano sempre tutti uguali ma le storie di chi ci vive sono le più diverse. Nato a Caserta, classe 1999, Paky G dopo i singoli “Come il cattivo” e “Dragon Slayer”, prova a dare ulteriore sostanza alla sua identità artistica che nel 2018 sta crescendo sempre di più. «Ho cercato di spiegare cosa si prova a vivere in un rione, c’è la paura, il pericolo di non arrivare a domani – dice Paky G – puoi trovarti in qualsiasi situazione e i ragazzi ne risentono, spesso costretti a fare cose che vogliono o non devono solo per tirare avanti. Per me questo pezzo è la vita reale: è tutto contenuto in questo singolo perché va mostrata una vita non bella, una vita difficile che viene affrontata come un combattimento quotidiano».

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