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Disoccupazione, in Sardegna è allarme. La Cisl: «Sempre peggio»

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CAGLIARI. La mancanza di lavoro sembra non far scongiurare la crisi e diventa la massima questione sociale da risolvere entro questo 2013 per la Sardegna. Ad affermarlo è il segretario della Cisl Mario Medde, che avverte: «Senza un ruolo attivo dello Stato e una maggiore efficacia della Regione la questione sociale dell’isola è irrisolvibile e tenderà anzi a peggiorare». Ruoli, quelli ricoperti dalle istituzioni, chiamati a un svolgere un pesante e necessario compito per il ripristino delle attività economiche nella regione insulare.
LE PROBLEMATICHE E I DATI. Sviluppo e occupazione i due obiettivi immediati e all’ordine del giorno da perseguire. In che modo? Con sostanziali e netti interventi in campo industriale e agricolo, ma anche con il riconoscimento politico della condizione di insularità della regione che ne cambierebbe lo Statuto Speciale e l’assicurazione della mobilità delle persone e dello scambio merci, da favorire piuttosto che scoraggiare.
Da tempo impegnate per il perseguimento dello status di insularità, infatti, le autorità sarde si dicono preoccupate alla luce dei dati allarmanti che pervengono sulla sfera del lavoro: per un piccolo e rapido excursus, basti pensare che nella regione, abitata da quasi 1 milione e 700mila persone, 700mila vivono con reddito inferiore alla soglia di povertà e 100mila sono impiegati in ammortizzatori sociali. Scarsa, dunque, la produzione di ricchezza che non mette in condizione gli abitanti di far decollare l’economia, bisognosa evidentemente di una spinta netta.

di Claudia Di Perna

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