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Pene alternative, discriminati i minori stranieri

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TRENTO. C’è ancora un forte problema di discriminazione nella giustizia minorile, che nega l’accesso alle misure alternative agli autori di reato quando sono stranieri. È quanto emerso dal convegno “La tutela di minori”, in corso fino a sabato a Riva del Garda
“I dati ci dicono che oltre l’80% dei casi di messa alla prova riguarda italiani – evidenzia Nicoletta Pavesi, dell’Università Cattolica di Milano – e che la percentuale di minori stranieri presenti in carcere è molto maggiore rispetto alla percentuale di minori stranieri autori di reato. Questo significa che per questi ragazzi la detenzione è la scelta privilegiata”. Ma non la scelta migliore: “Sappiamo che il percorso in carcere è stigmatizzante e spesso non solo non rieduca, ma spinge verso altre forme di criminalità”. Al contrario, l’esperienza delle comunità e dell’affiancamento nella rieducazione hanno dimostrato di funzionare, ma sono off limits.
“Il minore straniero si trova al centro di un sistema discriminatorio e poco tutelante e la sua condizione di vulnerabilità e svantaggio sociale viene peggiorata da un clima culturale di chiusura – sottolinea don Claudio Burgio, cappellano dell’istituto penale per i minorenni Beccaria di Milano e fondatore dell’associazione Kayròs -. I minori stranieri non accompagnati sono tra i più esposti alla scelta della carriera deviante come esito del parziale o totale fallimento del percorso di integrazione. L’illegalità è all’origine del loro progetto migratorio e ciò li rende particolarmente ricattabili”.

di Francesco Gravetti

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