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Libri in giro, il passaparola che trasforma le città in una biblioteca a cielo aperto

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C’è chi lo trova su una panchina, chi all’uscita della stazione, chi vicino a un ospedale oppure sistemato da qualche parte in una piazza. E c’è chi, passando quasi per caso, decide di fermarsi, lo prende tra le mani e scopre che quel libro non è stato dimenticato, anzi, al contrario. È stato scelto, autografato e deliberatamente lasciato lì. O meglio, è stato ”liberato” con l’intento di ricominciare un nuovo viaggio.

L’iniziativa è partita un po’ di tempo fa ma continua a crescere in tutta Italia con successo: si chiama ”Libri in Giro” ed è una iniziativa ispirata al bookcrossing che negli ultimi anni ha dato vita a una vera e propria comunità di lettori accomunati dal desiderio di condividere storie, emozioni e cultura. Una buona pratica che, giorno dopo giorno, continua a conquistare nuovi territori e nuovi protagonisti.

Anche il Vesuviano entra sempre più spesso in questa mappa fatta di libri lasciati in libertà. Proprio di recente un volume è stato affidato al caso e alla curiosità dei passanti, a Portici, pronto a essere trovato da un nuovo lettore e, magari, rimesso nuovamente in circolo dopo la lettura. E poco prima un altro all’areoporto di Capodichino è finito in nuove mani, il tutto debitamente testimoniato, registrato e pubblicato sulla community virtuale su Facebook grazie alla quale la potenza dell’iniziativa non si affievolisce ma cresce e si espande.
Il meccanismo è semplicissimo: chi partecipa sceglie un libro, lo contrassegna con un numero identificativo e con il messaggio ormai diventato simbolo dell’niziativa: «Ciao, non mi sono perso, sono un libro in giro». Poi lo lascia in un luogo pubblico, aspettando che qualcun altro lo incontri lungo il suo cammino.
Più che uno scambio di libri, uno scambio di fiducia. Un gesto gratuito che restituisce valore agli oggetti, promuove la lettura e crea connessioni tra persone che probabilmente non si incontreranno mai, ma che finiscono per condividere la stessa storia attraverso le stesse pagine e che magari almeno virtualmente potranno stabilire una relazione a distanza.
L’idea è nata alcuni anni fa grazie a Ilaria Stoppielli, insegnante di lingue di Genova, che ha trasformato la propria passione per i libri in un progetto collettivo iniziando proprio dalla semplicità, dalla voglia di condividere la propria passione per la letteratura e da un gruppo su una community virtuale. Oggi il gruppo social dedicato all’iniziativa – LIBRI IN GIRO, appunto – conta migliaia di iscritti e ogni giorno vengono segnalati nuovi ”libri liberati” in ogni angolo d’Italia.

Il fenomeno continua ad allargarsi perché è semplice da replicare e non richiede altro che un libro già letto e la voglia di condividerlo. Dalle grandi città ai piccoli centri, dai parchi alle fermate dei mezzi pubblici, gli avvistamenti si moltiplicano e alimentano un passaparola che cresce senza campagne pubblicitarie, sostenuto soltanto dall’entusiasmo dei partecipanti.
Sono tante le storie nate da questi incontri casuali. C’è chi racconta di aver trovato il libro giusto nel momento giusto, chi lascia una dedica personale, chi decide di fotografarlo e pubblicarne il ritrovamento prima di rimetterlo nuovamente in viaggio.

Anche nel territorio vesuviano questa piccola rivoluzione silenziosa continua a mettere radici, confermando come la cultura possa diffondersi attraverso gesti semplici e accessibili a tutti. Un libro dimenticato su una panchina, in realtà, spesso non è affatto dimenticato: sta semplicemente aspettando il suo prossimo lettore.
Ed è forse proprio questo il segreto del successo di ”Libri in Giro”: trasformare un oggetto destinato a restare su uno scaffale in un’occasione di incontro, rendendo ogni città una biblioteca senza muri e ogni passante un potenziale protagonista di una nuova storia.

 

di Nadia Labriola

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