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Carceri al collasso: Antigone denuncia sovraffollamento e caldo estremo. «Condizioni al limite della sopravvivenza»
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Il sistema penitenziario italiano continua a vivere una delle fasi più critiche degli ultimi anni. A lanciare l’allarme è l’Associazione Antigone, che nel suo rapporto di metà anno descrive una situazione definita «al limite della sopravvivenza», aggravata dall’ondata di caldo che sta investendo il Paese e da un sovraffollamento ormai strutturale. Secondo i dati contenuti nel dossier, nelle carceri italiane sono attualmente detenute 64.741 persone a fronte di appena 46.343 posti realmente disponibili. Il tasso medio di affollamento ha così raggiunto il 139,7%, uno dei livelli più elevati degli ultimi anni. In sei istituti penitenziari il numero dei detenuti supera addirittura il doppio della capienza disponibile, mentre decine di altre strutture registrano livelli di sovraffollamento superiori al 150%.
Ad aggravare il quadro è l’emergenza climatica. Le temperature elevate rendono ancora più difficili le condizioni di vita all’interno delle celle, spesso prive di adeguati sistemi di ventilazione o raffrescamento. Antigone sottolinea come il caldo abbia già provocato proteste in diversi istituti italiani e denunciato situazioni particolarmente critiche nei reparti dove i detenuti trascorrono gran parte della giornata chiusi nelle celle.L’associazione evidenzia inoltre che in numerosi penitenziari lo spazio effettivamente disponibile per ogni detenuto scende sotto il limite minimo di tre metri quadrati fissato dalla giurisprudenza europea, una condizione che compromette il rispetto della dignità della persona e rende ancora più pesanti gli effetti delle ondate di calore.
Il rapporto punta il dito anche contro le politiche adottate finora dal Governo, giudicate insufficienti ad affrontare l’emergenza. Secondo Antigone, gli annunciati interventi di ampliamento della capienza carceraria non stanno producendo risultati concreti, mentre continua a crescere il numero delle persone ristrette negli istituti di pena.Tra gli aspetti più preoccupanti emerge anche quello dei suicidi in carcere. Dall’inizio del 2026 sono già decine i detenuti che si sono tolti la vita, un dato che conferma il persistente disagio psicologico e le criticità del sistema penitenziario italiano.
Per Antigone è necessario un cambio di rotta immediato: investire sulle misure alternative alla detenzione, ridurre il ricorso al carcere per i reati meno gravi, migliorare le condizioni materiali degli istituti e garantire maggiori tutele sanitarie, soprattutto durante eventi climatici estremi come quelli di questa estate. Senza interventi strutturali, conclude l’associazione, il rischio è quello di un progressivo aggravamento di una crisi che coinvolge detenuti, operatori penitenziari e l’intero sistema della giustizia.






