Donazione del sangue, è crisi estiva. «Ma la Campania resta autosufficiente»

donazione_di_sangueNAPOLI- Analizzando i numeri delle donazioni di sangue in Campania relative al 2014 il primo dato che emerge è che la preponderanza dei donatori sono nuovi. Sono pochi quelli periodici. Secondo Nicola Scarpato, direttore del reparto delle attività trasfusionali presso l’Aou “Federico II” di Napoli, è un problema di fidelizzazione del donatore. «La maggior parte delle persone donano attraverso la associazioni dislocate sul territorio regionale con le unità operative. Sarebbe necessario – sottolinea Scarpato – che le stesse associazioni provvedessero a ricontattare i donatori per cercare di fidelizzarli».

I NUMERI– I dati forniti dall’azienda ospedaliera universitaria permettono di conoscere anche quali sono le province e le fasce d’età maggiormente dedite alla donazione. Le persone di età compresa tra i 36 ed i 45 anni che solo lo scorso anno si sono prodigate nell’aiuto della raccolta di sangue sono state 38836. Di queste più di 26mila sono uomini. Un dato, quello che vede la preponderanza di maschi rispetto alle donne, che si evidenzia per tutte le fasce d’età e in tutte le cinque province campane. Quelli che donano di meno sono i giovani tra i 18 ed i 25 anni che raggiungono nel 2014 le 22525 unità. I donatori più fidelizzati sono quelli della provincia di Salerno. Lo scorso anno, eccezion fatta per la fascia di donatori tra i 18 ed i 25 anni i donatori periodici hanno superato quelli nuovi. Nella fascia compresa tra i 36 ed i 45 anni hanno superato i donatori nuovi di circa 1200 unità.

Nonostante alcune modifiche che andrebbero apportate alla gestione della raccolta del sangue i dati restano ugualmente confortanti in quanto evidenziano che per le necessità la Campania è una regione autosufficiente. Caso non comune a tutte le aree del Paese. Dati che soddisfano anche lo stesso Scarpato che ricorda che «l’Italia si distingue in Europa per la donazione volontaria. La carenza resta comunque culturale. Parte dei donatori che arrivano in ospedale donano a carattere personale. Magari per aiutare un amico o un familiare che deve affrontare un intervento chirurgico».

DOVE DONARE– «Dal punto di vista pratico non dovrebbe cambiare nulla tra la donazione in ospedale e quella nelle unità mobili gestite dalle associazioni, ma inevitabilmente in ospedale facciamo una selezione più accurata», afferma il direttore del reparto delle attività trasfusionali presso l’Aou “Federico II” di Napoli. Gli operatori che lavorano in strada sono comunque qualificati in quanto seguono un corso presso il centro trasfusionale. Nonostante i dati confermino l’autosufficienza generale delle riserve di sangue le scorte di due gruppi sanguini scarseggiano. Si tratta di sangue zero positivo e zero negativo.

di Ciro Oliviero

 

 

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