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Hiroshima germoglia a Napoli: negli Orti Botanici i semi sopravvissuti alla bomba atomica

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Hanno resistito allo scoppio della bomba atomica su Hiroshima, quel tragico 6 agosto del 1945 che segna una delle più grandi tragedie dell’umanità. Ora i semi di quattro specie di alberi sopravvissuti all’inferno atomico, dopo 81 anni, sono a Napoli, precisamente negli Orti Botanici di Napoli e di Portici. E stanno già germogliando i semi della pace e della resilienza, che raccontano la storia del nostro passato al posto di libri e documentari.

Il viaggio


Dopo aver girato il mondo, i semi sono arrivati in Campania grazie all’ecologo del CNR, affiliato all’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo, Luciano Bosso, che ha scelto di trasformare la memoria di Hiroshima in un progetto “verde” di speranza puntando sugli alberi come simbolo di Pace. Da quanto si apprende dal sito ufficiale della città di Hiroshima, sono 92 le piante sopravvissute attualmente ancora in vita, per un totale di 30 specie. L’albero più vicino all’epicentro della detonazione della bomba, a soli 370 m, è Salix babilonica. Bosso ha partecipato al programma internazionale promosso da Green Legacy Hiroshima, in collaborazione con l’Orto Botanico di Hiroshima e l’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca, candidandosi per ricevere i semi degli Hibakujumoku. Una richiesta tutt’altro che scontata: ogni anno i semi vengono affidati a pochissime istituzioni e ricercatori nel mondo. La candidatura del ricercatore italiano è stata accolta, e a Napoli sono arrivate ben quattro specie Celtis sinensis, Cinnamomum camphora, Platanusorientalis e il Ginkgo biloba. 


La rinascita


«Quando ho ricevuto la conferma mi sono emozionato profondamente. Stiamo parlando di esseri viventi che portano dentro di sé la memoria di Hiroshima e, allo stesso tempo, un messaggio potentissimo di rinascita e di Pace», racconta Bosso. Circa due mesi fa l’Orto Botanico di Napoli ha accolto i semi della pace, piantati grazie all’intervento del direttore Paolo Caputo, dei tecnici Giancarlo Sibilio, Luca Mastrogiovanni e Francesco Mauriello. «Dietro questa storia, però, ce n’è un’altra ancora più sorprendente – continua Luciano Bosso- emersa proprio durante la visita all’Orto Botanico di Napoli. Il direttore Paolo Caputo ha infatti raccontato un episodio poco noto che lega Napoli a Hiroshima da oltre settant’anni. Nel 1952 un ambasciatore giapponese donò all’Orto Botanico di Napoli alcune tegole provenienti dall’Orto Botanico di Hiroshima, recuperate dopo il bombardamento atomico. In segno di amicizia e gratitudine, Napoli inviò in Giappone alcune piante di Laurus nobilis, l’alloro mediterraneo. Quelle piante vennero messe a dimora dal presidente dell’epoca, Tatsuo Morito, in uno dei giardini universitari di Hiroshima e, ancora oggi, sono lì a testimoniare il legame con la città Partenopea. Le lettere dell’epoca e i frammenti delle tegole sopravvissute alla bomba sono ancora custoditi nel Museo Etnobotanico dell’Orto Botanico di Napoli».

I germogli


Il 26 maggio sono spuntate le prime piantine di Ginkgo Biloba e il ricercatore Bosso è corso a vederle con gioia. «Le prima piante stanno quindi germogliando – conclude Luciano Bossi-  e iniziando la loro vita a Napoli e a Portici. Questo chiaramente è solo l’inzio, ora solo il tempo e le cure delle mani esperte dei tecnici dei due Orti Botanici permetteranno a tutti i semi di germinare e alle piante di arrivare all’età adulta. Appena cresciute, le piante verranno poi piantate all’interno dei due giardini, nel caso in cui, come ci si augura, dovessero diventare adulte più piante, verranno donate altri luoghi simbolo della Regione Campania».  

 

di Francesca Mari

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