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«BASTA CON QUESTO CLIMA DI ODIO» Napoli in piazza per i diritti dei migranti
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No alla costruzione di nuovi Cpr, come quello ipotizzato a Castel Volturno, e chiusura di quelli già esistenti sul territorio italiano. Velocizzazione delle pratiche per il permesso di soggiorno. Diritto alla casa e a un lavoro dignitoso anche per i cittadini stranieri. Sono le rivendicazioni del Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli che sabato 20 giugno, in concomitanza con la Giornata Mondiale del Rifugiato, ha riunito in corteo oltre 15mila persone: partiti da piazza Garibaldi, i manifestanti hanno raggiunto il Largo della Prefettura tra cori, canti e balli, con associazioni, comitati, sindacati e organizzazioni politiche provenienti da tutta la Campania.
Le rivendicazioni
«Ad aprile uno sgombero a Napoli ha lasciato oltre 40 famiglie per strada senza una soluzione», ricorda Moussa Diakite, portavoce del Movimento. «Abbiamo chiesto alla Regione Campania di trovare rimedi per il diritto alla casa, superando gli stereotipi che ancora permangono. Vogliamo una casa e un lavoro dignitoso, a partire dai rifugiati che sono scappati dalle zone di guerra». Il tema che più pesa sul momento, però, è l’ipotesi di costruzione di un Cpr a Castel Volturno, nell’area del Parco Umido La Piana, con un investimento statale di oltre 40 milioni di euro. «È uno schiaffo al territorio», dice Diakite. «Castel Volturno è già sotto ricatto, con problematiche spesso nascoste. In questo clima di odio sulla remigrazione, che ha alimentato la frattura tra le comunità, noi ci organizziamo con la solidarietà».
La Regione al tavolo
All’iniziativa era presente anche l’assessore regionale alle Politiche Sociali Andrea Morniroli, che il giorno precedente aveva partecipato a un tavolo in Regione sul tema del caporalato. «L’obiettivo è trovare gli strumenti già esistenti, come il permesso di soggiorno per casi speciali dedicato alle vittime di grave sfruttamento lavorativo», spiega. «Ci sarà un confronto con Prefetture e Questure per contrastare il lavoro nero e garantire i diritti». Sulla proposta del Cpr, la posizione è netta: «Sono strutture in cui vengono rinchiuse persone senza colpa. Quei 40 milioni andrebbero destinati alla scuola e alla sanità». E a chi in Campania guarda con favore alla remigrazione: «La popolazione campana sa cosa vuol dire emigrare. Chi individua nemici per costruire consenso elettorale sarà responsabile dei conflitti che ne seguiranno».
I permessi di soggiorno
Sullo sfondo resta la questione irrisolta delle lungaggini burocratiche. «Lo straniero non vuole essere un fantasma senza permesso di soggiorno», dice Yaya Ramde, del Movimento Migranti e Rifugiati. «La gente viene aggredita a causa del clima di odio. Chi scappa dalla guerra ha diritto a una protezione umanitaria, ma passano anche due anni senza un’audizione». Una denuncia che risuona con quella di Potere al Popolo, presente in piazza: il movimento ricorda i lavoratori migranti morti per aver chiesto condizioni di vita dignitose e ribadisce il no al Cpr, «costruito con i nostri soldi sul nostro sangue». Quindicimila voci, un unico refrain: la solidarietà come risposta all’odio.
di Antonio Sabbatino






