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Sanità privata in Campania, sindacati: «Basta ricatti sulla pelle dei lavoratori e dei pazienti»

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Migliaia di lavoratori delle cliniche private accreditate della Campania rischiano di ritrovarsi senza stipendio certo e senza orario di lavoro garantito. È da questa preoccupazione che nasce la decisione di FP CGIL e UIL FP di annunciare, nei prossimi giorni, la proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale del comparto sanitario privato. La decisione è stata comunicata formalmente ad AIOP Campania, l’associazione che riunisce le cliniche private, e ai vertici della Regione. Alla base della protesta c’è una scelta presa dalle strutture datoriali lo scorso 4 agosto, durante un’assemblea interna: una scelta che, secondo i sindacati, scarica sui lavoratori le difficoltà economiche delle aziende. Per questo motivo FP CGIL e UIL FP parlano apertamente di «ricatto occupazionale e assistenziale».

Le due sigle sindacali hanno diffidato formalmente l’AIOP e le cliniche associate dal prendere iniziative unilaterali come la riduzione dell’orario di lavoro, i tagli occupazionali o la sospensione delle attività. In particolare, la protesta si concentra su tre questioni. La prima riguarda i tagli ai costi del personale, giustificati dalle aziende con presunti esuberi di organico. La seconda è la minaccia di bloccare, a partire dal 16 settembre, i ricoveri programmati: una misura che i sindacati considerano un indebito strumento di pressione politica, capace di ledere il diritto costituzionale alla salute dei cittadini. La terza riguarda i ritardi nel pagamento degli stipendi, che le cliniche attribuiscono esclusivamente ai crediti non ancora incassati dalla Pubblica Amministrazione. Su quest’ultimo punto i sindacati sono netti: il rischio d’impresa, ricordano, non può ricadere sulle retribuzioni dei lavoratori.

Parallelamente, FP CGIL e UIL FP hanno inviato una nota molto dura al presidente della Giunta regionale Roberto Fico, al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, alla Commissione Sanità e ai prefetti campani. Per i sindacati non è più tollerabile che la Regione resti in silenzio di fronte a questa situazione. Le richieste rivolte alle istituzioni sono tre. Anzitutto, superare un metodo di confronto che finora ha coinvolto solo la Regione e le associazioni datoriali, escludendo di fatto le migliaia di lavoratori del settore. In secondo luogo, aprire subito un tavolo a tre voci – Regione, datori di lavoro e sindacati – per discutere di programmazione sanitaria, tariffe e livelli essenziali di assistenza (LEA): un confronto che i sindacati sollecitano da luglio senza aver mai ricevuto risposta. Infine, garantire una tutela immediata sugli stipendi, evitando che le aziende congelino diritti contrattuali ed economici usando come scusa i ritardi nei pagamenti regionali relativi al 2025 o alle mensilità correnti.

I segretari generali Alfredo Garzi Cosentino (FP CGIL) e Vincenzo Torino (UIL FP), insieme ai segretari di settore per la sanità privata Marco D’Acunto e Rachele Palma, avvertono che lo stato di agitazione regionale è solo il primo passo. Se non arriveranno risposte immediate e una convocazione urgente da parte della Regione, la mobilitazione è destinata a trasformarsi nel blocco totale delle attività e nello sciopero generale dell’intero comparto.

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