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Oltre il campo, la sfida di Giugliano per restituire diritti e futuro alle famiglie rom

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A Giugliano in Campania il superamento dei campi rom torna al centro del dibattito pubblico. La presentazione di Figli dell’abbandono, il rapporto dell’associazione 21 luglio dedicato alla condizione delle comunità rom e sinte negli insediamenti italiani, ha riportato l’attenzione soprattutto su via Carrafiello, uno dei luoghi più emblematici della marginalità sociale nel territorio campano. Non soltanto per le condizioni materiali nelle quali vivono centinaia di persone.

Il rapporto fotografa una realtà difficile da ignorare. A seguito dello spostamento delle famiglie nell’aprile 2025, 21 luglio ha censito a Carrafiello 119 nuclei familiari, per un totale di 545 persone: 229 adulti e 316 minori, pari al 58% della popolazione dell’insediamento. Tra i bambini, 116 hanno meno di sei anni. Le abitazioni sono prevalentemente baracche in legno, roulotte, camper, tende e furgoni. Mancano elettricità, acqua corrente e sistemi fognari adeguati. L’approvvigionamento idrico è insufficiente e i servizi igienici sono estremamente precari. L’area, inoltre, si trova a circa undici chilometri dal centro cittadino, con un accesso ai servizi reso ancora più difficile dall’isolamento geografico. È da questa realtà che parte il confronto sul superamento dei campi. Don Francesco Riccio, che ha moderato la presentazione del rapporto ieri a Palazzo Palumbo, ha parlato di una vicenda che a Giugliano non può essere ridotta a una semplice questione abitativa. Il sacerdote ha ricordato come il confronto sulla condizione delle comunità rom nella città sia stato spesso segnato più dallo scontro che dalla capacità di seguire concretamente la vita delle persone. E ha richiamato anche il tema dell’acqua, ancora oggi non pienamente garantita, oltre al ruolo che la criminalità organizzata può assumere in contesti di vulnerabilità e abbandono.

Il libro di Carlo Stasolla e Michele Ippolito racconta proprio come la marginalità non sia un fenomeno casuale, ma il risultato di una lunga storia di politiche abitative e sociali. In Italia gli insediamenti monoetnici formali abitati da rom sono oggi 98, in diminuzione rispetto ai 149 di dieci anni fa. Anche il numero complessivo delle persone che vi abitano è diminuito sensibilmente, ma la riduzione quantitativa non ha cancellato le situazioni di maggiore vulnerabilità. Il rapporto evidenzia inoltre come l’area metropolitana di Napoli rappresenti il contesto più critico: qui vive il 28% dei rom presenti negli insediamenti formali italiani e una quota molto significativa di quelli che vivono negli insediamenti informali.

Durante la presentazione, il presidente di 21 luglio ha messo in discussione anche uno degli stereotipi che più a lungo hanno accompagnato il dibattito pubblico. «Nomadismo è un’etichetta arrivata negli anni ’90, quando le persone di etnia rom scapparono dall’ex Jugoslavia. Si crearono campi dove far vivere persone. Unico esempio in Europa». Secondo Stasolla, la condizione dei campi finisce così per diventare funzionale alla città stessa, un luogo nel quale concentrare ciò che la società tende a rimuovere. E la situazione campana rende ancora più urgente un cambio di prospettiva. «C’è un piano approvato per il campo Carrafiello. Dobbiamo partire urgentemente. Il passaggio deve essere dal campo alla casa», ha aggiunto. È un passaggio che riguarda innanzitutto i bambini. Nel caso di Carrafiello, quasi sei persone su dieci sono minori. Il rapporto sottolinea inoltre come il progetto RSC abbia contribuito a far crescere la presenza scolastica dei bambini e dei ragazzi di Giugliano. Dai 65 minori coinvolti nel 2024 si è arrivati a quasi 150. Un dato che racconta quanto l’accesso ai servizi e alle opportunità possa modificare concretamente una condizione di esclusione.

Il tema della scuola è stato richiamato anche da Michele Ippolito, coautore del libro e dirigente alle Politiche sociali del Comune di Giugliano nel periodo del commissariamento. Ippolito ha raccontato come il confronto con Carrafiello gli abbia permesso di conoscere più da vicino una realtà che, pur essendo dentro il territorio di Giugliano, rischia di rimanere invisibile. «Ho potuto rendermi conto di una realtà che conoscevo poco», ha raccontato, riferendosi al campo di Carrafiello, dove sono censite 545 persone, in larga parte cittadini italiani, e dove oggi vivono circa 150 bambini che frequentano la scuola. Per Ippolito, non si tratta di un problema circoscritto a Giugliano. «Il tema del campo rom non è solo della città di Giugliano, come nei casi di Caivano, Napoli ed altri comuni». Al centro della questione, per Ippolito, c’è anche l’antiziganismo, un fenomeno che, ha sottolineato, continua a essere poco affrontato nel dibattito pubblico. «L’antiziganismo è un tema di cui non parla nessuno. Si tratta di una minoranza povera tra i più poveri». Da qui la necessità di un intervento strutturale che non si limiti alla gestione dell’emergenza. «E lo si fa superando i campi. Non hanno accesso ad acqua corrente, illuminazione pubblica. Ma è possibile superare i campi, come l’associazione 21 luglio ha fatto a Collegno, in provincia di Torino», aggiunge Ippolito.

La questione, dunque, non riguarda soltanto Giugliano. Riguarda il modo in cui le istituzioni affrontano la povertà estrema e la marginalità. La vicepresidente del Senato, Maria Domenica Castellone, ha ricordato che il progetto per il superamento del campo era stato avviato già durante la gestione commissariale, ma senza arrivare alla conclusione. «Non c’è acqua, non c’è elettricità», ha detto, sottolineando al tempo stesso la dignità con cui molte famiglie cercano di mantenere pulito il luogo nel quale vivono. «Quei bambini sono italiani. Li ho incontrati più volte. Mi hanno raccontato che sono molto dispiaciuti di non andare a scuola. E se non ci vanno è perché hanno vergogna di andarci in quelle condizioni». Da qui la richiesta di non trasformare la povertà in una colpa e di utilizzare anche le risorse destinate al superamento dei campi per costruire percorsi abitativi e sociali realmente alternativi.

Nel dibattito è entrata anche la questione ambientale. Carrafiello si trova in un territorio nel quale povertà, abbandono e gestione illegale dei rifiuti spesso si sovrappongono. Castellone ha parlato del campo come di un possibile anello finale del ciclo irregolare dei rifiuti, quando soggetti economici scelgono di smaltirli illegalmente sfruttando la vulnerabilità delle persone. È un ulteriore elemento che rende evidente come il superamento dei campi non possa essere affrontato separatamente dalle politiche ambientali.

La Regione Campania ha annunciato intanto che è stata avviata una cabina di regia dedicata. L’assessore alle Politiche sociali Morniroli ha ricordato come il problema abbia radici profonde e come, già nel 2007, quando ricopriva l’incarico di assessore a Giugliano, si fosse occupato della condizione delle comunità rom. «Il problema principale è in primis sul piano culturale. Sono uno dei popoli dove è passato di più lo stigma e il pregiudizio». La nuova cabina di regia, ha spiegato, dovrà partire dalla mappatura dei principali problemi e mettere insieme Comuni, Regione, Unar e terzo settore, con l’obiettivo di costruire risposte che non siano fondate sull’allontanamento ma sull’inclusione.

Il tema abitativo è destinato a essere centrale. «Il tema è la casa, con problema di edilizia popolare. Non dobbiamo pensare a un percorso diverso, ma all’interno del piano complessivo», ha spiegato Morniroli, indicando tra le possibili strade anche l’utilizzo del patrimonio immobiliare comunale e dei beni confiscati. Un’impostazione che prova a spostare il baricentro dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di un percorso di cittadinanza. È proprio questa la prospettiva proposta da Figli dell’abbandono. Il rapporto descrive la situazione campana come una vera e propria frattura socio-spaziale, nella quale l’esclusione è stata per anni anche una forma di pianificazione. La richiesta che emerge dal libro è quindi quella di abbandonare definitivamente l’idea che la vita nei campi possa essere considerata normale, inevitabile o culturalmente giustificabile.

A Giugliano, dopo anni di promesse e tentativi rimasti incompiuti, il punto è allora trasformare una decisione politica in un cambiamento concreto. Il Piano di Azione Locale per il superamento di Carrafiello rappresenta un passaggio importante, ma il piano da solo non basta. Servono case, servizi, scuola, trasporti, accompagnamento sociale e risorse. E serve soprattutto la capacità di considerare quelle 545 persone non come una presenza da spostare da un luogo all’altro, ma come cittadini con diritti da garantire.

di Ciro Oliviero

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