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Residenza anagrafica per gli “invisibili”, la battaglia degli avvocati di strada

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RESIDENZA ANAGRAFICA PER GLI “INVISIBILI”, LA BATTAGLIA DEGLI AVVOCATI DI STRADA

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Individuare una fissa dimora per chi una fissa dimora non ce l’ha.

E’ la battaglia di due importanti associazioni di solidarietà sociale finalizzata al riconoscimento di un diritto inalienabile in favore di clochard e senzatetto. L’obiettivo della Federazione italiana degli organismi per le persone senzatetto (fio.PSD) e Avvocato di Strada ha un obiettivo preciso: la residenza anagrafica per tutti coloro che la società considera invisibili. All’inizio di aprile, quando la pandemia aveva cancellato di netto ogni altra emergenza, le due associazioni hanno scritto a ministero dell’Interno, Prefetti, presidenti di Regione e sindaci per chiedere di offrire un tetto alle persone senza dimora e di assicurare loro il diritto alla salute.


«Si è detto che di fronte all’emergenza sanitaria siamo tutti uguali – riflette Antonio Mumolo, presidente dell’Associazione Avvocato di strada Onlus – ma purtroppo non è così. C’è chi può restare a casa per proteggersi dal contagio e chi una casa non ce l’ha. Abbiamo iniziato una campagna per attirare l’attenzione di istituzioni e cittadini sulla situazione delle persone senza dimora. Tante città ci hanno ascoltato e sono molte le soluzioni d’emergenza ipotizzate per aiutarle, ma non basta». Quella per la residenza anagrafica è una battaglia storica ancora senza sbocco. La legge ne riconosce l’importanza ed è per questo che tutti i Comuni sono obbligati ad applicarla. «La residenza anagrafica – sottolinea Cristina Avonto, presidente della fio.PSD – è la porta di accesso a una serie di diritti fondamentali, ma ai tanti clochard resta negata. Senza residenza non si ha diritto al sistema sanitario nazionale se non per cure di pronto soccorso, non si può scegliere un medico curante tanto più necessario in questo periodo di emergenza, non si può ricevere una pensione, non si ha diritto all’assistenza dei servizi sociali, in molti casi non si può lavorare. Di fatto non avere la residenza anagrafica rappresenta un ostacolo enorme per chi vive già in una situazione drammatica».


Qual è dunque l’iter? Le persone senza dimora possono prendere la residenza eleggendo domicilio presso un’associazione, una mensa dove sono conosciuti, un dormitorio o presso una via fittizia che, come raccomanda da anni l’Istat a tutti i comuni italiani, deve essere creata proprio a questo scopo. Con questa iniziativa, oltre a sensibilizzare le istituzioni, fio.PSD e Avvocato di Strada hanno elaborato un vademecum per i sindaci che non hanno ancora istituito la via fittizia. Riscontri? Finora hanno risposto solo il Comune di Roma, la Regione Abruzzo, le Prefetture di Siena e Trieste. In attesa che anche dalla Campania risponda qualcuno, va segnalata la sentenza del Tribunale di Nola che ha accolto la richiesta di tre cittadini bengalesi, in possesso di formale residenza, che erano stati illegittimamente esclusi dai bonus spesa. Ecco perché i diritti fondamentali sono, appunto, non negoziabili.

di Giuseppe Picciano

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