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Vergognarsi all’alba per riscoprire la realtà

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di Luca Mattiucci
Ricordo tempo fa che imparai, ascoltando il consiglio di un’amica, a camminare tenendo gli occhi rivolti in alto. Quasi pronti a librare il corpo in volo. Piacevole sensazione quella dello staccarsi da terra. Chiede esercizio e, diceva lei, molto egoismo. Questo non l’avevo capito ancora, sino a stamane. Certo inizi uguali ne avrò vissuti. Ma oggi era diverso. Troppo presto per incontrare il mio vicino di casa, troppo presto anche per incrociare il mio salumiere intento ad aprire il suo negozio. No, stamane il mio mondo si è aperto in una dimensione parallela. Era ancora fermo nel suo torpore di mezza tenebra.
Un ragazzo di colore mi ha accolto al semaforo, gli ho detto che il vetro era pulito. Lui ha continuato a sorridermi canticchiando una musica che qui non sappiamo ascoltare più. E’ passato oltre, con la brina che gli aveva inumidito la tshirt indosso. Io dentro il mio caldo giubbotto mi son sentito un verme.
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