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Un anno di didattica a distanza. Dispersione, apprendimento, disuguaglianze sociali e salute

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Quali gli effetti, definiti senza giri di parole «devastanti» dagli organizzatori, in un anno e più di didattica a distanza. Con l’ausilio di esperti, dei membri dell’associazione Scuole Aperte Campania, di giornalisti, di insegnanti, ne sono state tracciate le coordinate in un convegno celebratosi nell’antisala dei Baroni del Maschio Angioino.

«Sono poche le persone che ritengono che la scuola in presenza sia un diritto. Le ricadute della dad sono state pesantissime, devastanti» afferma la presidente di Scuole Aperte Campania, Palmira Pratillo che aggiunge: «I casi neuropsichiatrici tra bambini e adolescenti sono esplosi in Italia e in Europa. Ci sono casi di disturbi alimentari, di autolesionismo addirittura quintuplicati. Da 4 accessi nel reparto di neuropsichiatra per suicidi siamo passati a 20». Tra le proposte dell’associazione in vista del prossimo anno scolastico: test salivari molecolari, per tracciare i positivi ma non consentire la messa in quarantena di un’intera classe, trasporti efficienti con un piano di scaglionamento degli orari e più corse negli orari di punta». Il giornalista Alessandro Sansoni, tra gli intervenuti al convegno, annusa il pericolo, in vista del nuovo anno scolastico, «del ricorso nuovamente alla dad, il pericolo non è scampato. Sembra diventata una nuova normalità, ma non lo può essere perché sono acclarati i dati negativi sulla, capacità di apprendimento dei ragazzi e sulla loro vita relazionale».

La dottoressa Sara Gandini, epideniologa/biostatistica presso l’IEO di Milano, tra gli intervenuti al convegno, ricorda come lo studio da lei condotto riveli come le «infezioni secondarie tra gli insegnanti erano dell’1% e focolai si sono verificati nel 5-7% delle scuole analizzate. Le infezioni secondarie tra gli insegnanti- afferma ancora la dottoressa Gandini- erano rare e si verificano più frequentemente quando il caso indice era un insegnante rispetto a uno studente». A lanciare l’allarme sulle conseguenze della dad anche il referente regionale di Save the Children Italia, il dottore Luigi Augusto Malcangi. «Un terzo degli studenti ha affermato che prima dello scoppio della pandemia Covid-19 e dell’avvio della didattica a distanza, non aveva mai utilizzato un personale computer a scuola (37,5%) o la Lim (32,5%)» ciò a dimostrare, sottolinea Malcangi, che con la didattica a distanza «sono emerse nuove diseguaglianze non solo nella disponibilità di connessioni o tablet, ma nelle competenze digitali, oggi determinanti. Si parla perciò di Povertà Educativa Digitale quale privazione delle opportunità per apprendere, ma anche sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni».

A mandare un videomessaggio nel corso del convegno, la ministra della Famiglia Elena Bonetti dettasi convinta che la dad sia «stata un’esperienza drammatica per i bambini e i ragazzi. È una ferita che i grandi devono capire e il piano Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza va nella direzione di sanare questa ferita. Nel modello educativo con la scuola è centrale con la socialità da garantire anche un ambito scolastico, che deve essere inclusivo». 

di Antonio Sabbatino

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