News
Quando il diritto al lavoro non basta: la disabilità invisibile nel giornalismo LA STORIA
Ascolta la lettura dell'articolo
L’accesso al mondo del lavoro per le persone con disabilità continua a essere una delle sfide più complesse in Italia. Nonostante le norme esistenti, gli incentivi e i programmi mirati pensati per favorire l’inclusione, il tasso di occupazione rimane sorprendentemente basso.
La Legge 68/1999 e le successive misure introdotte hanno segnato tappe significative sul piano giuridico, rafforzando il principio del collocamento mirato e prevedendo strumenti di incentivazione per le imprese. Tuttavia, tra l’impianto normativo e la sua concreta applicazione persiste un divario evidente: le disposizioni esistono, ma la loro attuazione resta spesso disomogenea. In altre parole, il diritto all’inclusione è riconosciuto, ma non sempre si traduce in opportunità professionali concrete.
Proprio da questa frattura è nata l’inchiesta di Andrea Desideri, cronista con disabilità e oltre quindici anni di esperienza nel giornalismo, deciso a indagare sulla reale presenza di professionisti con disabilità nelle redazioni italiane. Tutto è iniziato da un’esperienza personale: nel 2024, dopo la chiusura delle società editoriali con cui collaborava, si è ritrovato improvvisamente senza lavoro.
Nonostante le numerose candidature inviate, non ha ricevuto alcuna risposta. Un silenzio che lo ha spinto a guardare oltre la sua esperienza individuale e a esplorare il problema su scala più ampia.
«C’ è stata una verifica nei registri del collocamento mirato e quel che è emerso mi ha sorpreso. Non c’era traccia di giornalisti con disabilità: una figura che sembrava completamente assente, quasi astratta. Quando ho capito che non si trattava solo di un mio problema, ma di una questione sistemica, ho deciso di fare ciò che so fare meglio: il cronista», racconta Desideri. Da qui è nato il dossier “Giornalismo e disabilità: un binomio possibile”, poi sviluppato in collaborazione con l’Associazione Stampa Romana.
I dati raccolti confermano la gravità della situazione. “Il tasso di occupazione delle persone con disabilità si attesta al 35,8%, mentre il 64,2% resta escluso dal mercato del lavoro. Il divario è ancora più marcato tra le donne: l’occupazione scende al 26,7% e crolla al 17% tra le under 40. Se una giovane donna con disabilità si laurea oggi, il suo futuro professionale è incerto, quando non del tutto precluso”, osserva.
Partendo da questi numeri, Desideri si è interrogato sul giornalismo: perché non è considerato un ambito facilmente accessibile alle persone con disabilità? Perché nei registri non compaiono professionisti del settore?. «La risposta è chiara per me: molte redazioni italiane sono inaccessibili. Alcune rispettano le normative, ma la maggior parte resta lontana da una reale inclusione».
Oltre agli ostacoli strutturali, l’inchiesta mette in luce un problema culturale collegato al mondo del lavoro in generale: «La disabilità viene ancora percepita come elemento problematico, più che come parte ordinaria della pluralità sociale. Questo atteggiamento influenza le scelte organizzative e le opportunità di accesso, creando selezioni che raramente si basano sul merito. Il tema dell’inclusione non è considerato un’urgenza, e la pressione sociale resta debole».
Tra le soluzioni proposte, Desideri indica la divulgazione come leva fondamentale. «Un corso per editori potrebbe fornire strumenti concreti per assumere colleghi con disabilità. Non si tratta solo di ignoranza o pregiudizio. Molti non conoscono le norme, gli sgravi fiscali, ma se le comprendessero davvero, sarebbero più incentivati a investire sull’inclusione, riconoscendo i vantaggi di redazioni diversificate».
Pur essendo solo un primo passo, l’inchiesta rappresenta un invito alla riflessione collettiva. «Non possiamo continuare a trattare i lavoratori con disabilità come un’eccezione», conclude. «Non è un problema, ma una condizione da rispettare. L’inclusione non è un diritto speciale. Il punto è creare una rete, aumentare la consapevolezza e collaborare con le istituzioni, affinché dalle parole si passi ai fatti. Quello che oggi riguarda me, domani può riguardare chiunque».
di Carmela Cassese






