“Fratello John, sorella Mary”: il terzo settore napoletano raccontato con ironia

NAPOLI – “Sto aspettando di sbagliare il secondo film”. Lo disse Massimo Troisi quando, reduce dal successo di “Ricomincio da tre”, rispose a chi gli chiedeva che programmi avesse per il futuro. Troisi sapeva che, dopo l’exploit dell’esordio, sarebbe stato difficile ripetersi ed esorcizzò con una battuta l’attesa del bis. Mutatis mutandis, si può ipotizzare che Marco Ehlardo, scrittore e operatore sociale, avesse le stesse paure dopo la buona prova del primo libro, “Terzo settore in fondo” e tuttavia (sempre mutatis mutandis, sia chiaro) si può ben dire che la sua seconda fatica letteraria sia più gradevole della prima. In “Fratello John, sorella Mary” (Spartaco editore, lo stesso del primo libro) migliora la tensione narrativa e cresce il tono ironico. L’io narrante è sempre lui, Mauro Eliah, alter ego dell’autore e operatore sociale precario a Napoli (una formula che è tutto un programma) alle prese con i migranti, i politici, i volontari, i suoi colleghi operatori sociali. Mauro racconta le sue giornate, la gente che incontra, le ipocrisie e i paradossi del terzo settore napoletano: lo fa con molta ironia, ma ci infila sempre questioni serie, importanti occasioni di riflessioni. E poi, Mauro Eliah non è l’unico protagonista del libro: spesso si inseriscono altri personaggi che, sempre in prima persona, completano il contesto che l’autore vuole raccontarci. Il libro, è bene dirlo, a tratti è anche drammatico, come drammatica è la questione dei migranti che stiamo vivendo in questo periodo: Elhardo ha avuto il merito di farne una narrazione dissacrante ma al tempo stesso sincera e realistica.

di Francesco Gravetti

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