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Lo studio oltre le sbarre: la seconda occasione di Joanderson
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Assicurare l’accesso all’istruzione superiore anche a chi sta scontando una pena detentiva: è questo il cuore della collaborazione strategica tra l’Ateneo Federico II di Napoli e il Polo Universitario Penitenziario (PUP). Da questa virtuosa sinergia nasce una nuova storia di successo: Joanderson Monaco ha brillantemente raggiunto il traguardo della laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee, ottenendo il punteggio di 109/110. La sua tesi, dal titolo «Novel food: sostenibilità, accettazione sociale e prospettive applicative delle colture cellulari», ha affrontato un argomento di stretta attualità e dal forte valore scientifico. Il percorso di Monaco ha inizio nel 2022 quando, a due anni dal diploma, decide di immatricolarsi al corso promosso dal PUP. Le lezioni, curate dai docenti del Dipartimento di Agraria, si sono svolte all’interno della Casa Circondariale «Pasquale Mandato» di Secondigliano. In questo contesto, lo studente ha intrapreso un cammino formativo capace di intrecciare cultura, identità territoriale e nuove tendenze della gastronomia, mettendosi subito in luce per la grande dedizione, la serietà e i brillanti voti riportati. Proprio in virtù del suo ineccepibile percorso personale e accademico, a Monaco è stata concessa una misura alternativa al carcere, con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Questa misura gli ha consentito di completare gli studi direttamente nella sede universitaria di Portici. Contemporaneamente, il neo-laureato ha trovato un impiego con regolare contratto presso un laboratorio di pasticceria: un’occasione concreta per tradurre sul campo, con passione e rigore professionale, le nozioni apprese durante il percorso di studi.
Danilo Ercolini, Direttore del Dipartimento di Agraria, rimarca l’impatto del progetto: «Il Polo Universitario Penitenziario dimostra nei fatti come sia possibile realizzare un autentico recupero sociale e culturale delle persone private della libertà. La vera vittoria dell’università si misura in percorsi come questo: una persona che incontra la formazione in carcere e sceglie con determinazione di portarla a termine. Possiamo affermare con orgoglio di aver centrato l’obiettivo della rieducazione. Abbiamo seminato valore, dimostrando che la società è pronta a riaccogliere chi sceglie di investire sul proprio futuro e trasformarsi in un professionista».
La vicenda di Joanderson Monaco offre una testimonianza tangibile di come la formazione universitaria vada oltre la semplice trasmissione di nozioni tecniche, configurandosi come una leva fondamentale di emancipazione umana, integrazione e reinserimento nella collettività. Una dimostrazione pratica di come il sistema punitivo debba tendere, come da dettato costituzionale, alla rieducazione dell’individuo. A rimarcare il valore del traguardo è anche la professoressa Manuela Rigano: «La storia accademica di Monaco, germogliata all’interno del Polo Penitenziario, è la prova di come l’alta formazione possa fondere cultura, tutela del territorio e spinta innovativa, rivelandosi uno straordinario motore di riscatto individuale e coesione sociale».
di Adriano Affinito






