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La fame nel mondo non è una fatalità: il puzzle incompleto che sfida le piazze italiane
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Un’opera d’arte affidata alle persone e che si completa solo mettendosi tutti insieme: è la provocazione di ‘Un Pasto al Giorno’, l’evento solidale della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi nel 1968, che il 26 e 27 settembre tornerà nelle piazze di tutta Italia per sensibilizzare sul tema della fame nel mondo. A chi sceglierà di fermarsi sarà consegnata una tessera in legno, pezzo di un grande puzzle illustrato; un tassello pensato per ricordare che la risposta alla fame non si può delegare e che il contributo di ciascuno, per quanto piccolo possa sembrare, è indispensabile per dare forma a un impegno che può essere efficace solo se collettivo. La provocazione, dunque, è chiara: il ‘disegno’ resta incompleto se ciascuno non fa la propria parte, contribuendo a completare l’immagine e assumendosi la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia globale.
Gli ultimi dati del Rapporto SOFI 2026 (State of Food Security and Nutrition in the World) diffuso dalla FAO dicono che, pur di fronte a numeri ancora drammatici — 645 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo e 2,1 miliardi colpite da insicurezza alimentare —, il calo progressivo registrato negli ultimi tre anni prova che la risposta all’emergenza può funzionare e che la fame non è un destino ineluttabile.
L’illustrazione del puzzle firmata da Filippo Serafini — figlio di una famiglia della Comunità cresciuta nella parrocchia di don Benzi — racconta la realtà fondata da don Benzi attraverso un’unica, lunghissima tavola, affresco di una vita da vivere insieme e luogo di condivisione in cui non esiste distinzione tra chi offre e chi riceve perché tutti vi siedono insieme. Attorno si incontrano bambini, anziani, persone con disabilità o senza dimora, famiglie, volontari e missionari: c’è chi aggiunge un posto in più, chi condivide il pane, chi spinge una carrozzina, chi tende un piatto a chi arriva. È la traduzione in immagine di ciò che la Comunità vive ogni giorno nelle sue case famiglia, nelle Capanne di Betlemme, nelle comunità terapeutiche, nei centri nutrizionali, nelle missioni e nelle sue realtà di accoglienza presenti in circa 40 Paesi del mondo. Il puzzle in legno, dalle cui tessere sono state realizzati altrettanti magneti che saranno consegnati in piazza affinché ognuno porti con se un pezzo di questa opera, è stato realizzato dalla Cooperativa sociale Ro’ La Formichina, realtà nata in provincia di Catania dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che coinvolge tutte quelle persone che il mondo del lavoro aveva scartato e che attraverso il lavoro del legno hanno trovato un’occasione di riscatto e di reinserimento.
Ogni dettaglio dell’illustrazione rimanda a una storia reale della Comunità. C’è il Bangladesh, ad esempio, dove la distribuzione di pacchi alimentari ha consentito a molte famiglie seguite dai missionari della Comunità di continuare a mandare i figli a scuola, contribuendo a ridurre il lavoro minorile e i matrimoni precoci. C’è lo Zambia, il primo Paese africano in cui è stata avviata l’esperienza missionaria della Comunità oltre quarant’anni fa, in cui oggi i progetti sostengono bambini e ragazzi che vivono o rischiano di vivere in strada, anziani soli e persone con disabilità. Ci sono il Brasile e la Bolivia, dove un pasto condiviso si intreccia con percorsi educativi, attività sportive e occasioni di crescita per bambini e adolescenti che altrimenti rischierebbero l’emarginazione. Ci sono le mense di strada e le case di accoglienza per persone senza dimora di tante città italiane. Tutti luoghi diversi, ma accomunati dalla stessa convinzione: il cibo non è mai soltanto cibo, perché attraverso l’opera della Comunità si trasforma in istruzione, salute, relazioni, protezione, possibilità di futuro. Un modo di vivere la condivisione che porta l’impronta di don Benzi, che ha sempre accompagnato l’impegno a dare risposta a un bisogno alla scelta di condividere la vita con gli ultimi. Anche davanti alla fame la sua intuizione era radicale: non basta dare da mangiare a chi non ne ha, occorre fargli posto alla propria tavola.
Ed è proprio da questa visione che nasce un modello nel quale garantire il pasto smette di essere soltanto assistenza e diventa relazione, appartenenza e restituzione di dignità. Il messaggio della campagna ‘Una tavola ci unisce: insieme facciamo posto alla dignità’ dice questo: la fame non è una realtà lontana da osservare con compassione, ma una ferita che interroga la responsabilità collettiva. Per questo la Comunità continua a parlare di condivisione prima ancora che di assistenza, di dignità e giustizia prima ancora che di carità. E sceglie la tavola come simbolo di una relazione che mette tutti sullo stesso piano. “C’è un’enorme differenza fra dare da mangiare all’affamato e invitarlo a condividere il pasto alla propria tavola. La condivisione annulla la distanza fra chi ha e chi non ha”, spiega il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Matteo Fadda, riprendendo il pensiero di don Benzi. L’iniziativa ‘Un Pasto al Giorno’, dunque “vuole essere proprio questo: invita a uscire dall’individualismo e dall’egocentrismo per entrare nella logica del noi e compiere insieme un atto di giustizia distributiva e riparativa” aggiunge Fadda. ‘Un Pasto al Giorno’, dunque, non è un gesto di carità, ma un atto di giustizia che invita ciascuno a riconoscersi parte della stessa umanità.
L’elenco completo delle piazze e tutte le informazioni sull’iniziativa sono disponibili sul sito: unpastoalgiorno.org






