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Cronaca

I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale: “Airola, Sparanise e Giugliano, la stessa storia che ritorna !”

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I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale vedono un collegamento ideale tra quanto accaduto ad Airola, quanto accaduto a Sparanise e la vicenda del grande sito di stoccaggio dei rifiuti di Giugliano. Non è nostra intenzione stabilire, responsabilità riconducibili a vicende del passato né sovrapporre situazioni che hanno caratteristiche e storie differenti – si legge in una nota inoltrata agli organi di stampa –  è però difficile non cogliere, nella successione di questi episodi, il ripetersi di una dinamica che la storia ambientale della Campania ci ha già mostrato troppe volte. Cambiano i luoghi, cambiano gli impianti, cambiano gli uomini e le stagioni della politica, ma resta una costante: enormi quantità di rifiuti rimangono per anni a dormire nei territori e, prima o poi, qualcosa accade. Ad Airola come a Sparanise, il fuoco ha restituito improvvisamente alla collettività ciò che la quotidianità aveva finito per rendere quasi invisibile. Quei rifiuti che per anni sembrano immobili, dimenticati, finiscono per tornare protagonisti nel modo peggiore: attraverso il fumo, l’odore acre della combustione, l’allarme della popolazione e la necessità di verificare cosa sia stato immesso nell’ambiente. È una storia che si ripete perché quei siti, a differenza della memoria politica, non hanno memoria breve. Rimangono lì, continuano a contenere ciò che contenevano e continuano a rappresentare una potenziale fonte di rischio. Ed è per questo che Giugliano non può essere considerata una questione archiviata soltanto perché, in questo momento, non occupa le prime pagine dei giornali. La politica, nel frattempo, sembra spesso vivere una stagione nella quale la rappresentazione prevale sulla realtà, impegnata più a raccontarsi che a governare ciò che resta sul territorio. I cittadini, invece, fanno quello che possono: provano a vivere, a lavorare, a guardare avanti e, talvolta, anche a dimenticare. Ma i grandi accumuli di rifiuti non dimenticano e non scompaiono. Restano come una presenza silenziosa, quasi estranea al tempo della politica, fino a quando un nuovo incendio non riporta tutti al punto di partenza.
È questo il vero elemento che deve preoccuparci, fanno sapere dai Circoli: l’orologio dell’emergenza che continua a tornare indietro. Ogni volta si ricomincia dalle stesse domande, dagli stessi monitoraggi, dalle stesse paure e dalle stesse promesse di maggiore attenzione. Una sorta di Chernobyl che, nella percezione collettiva, rivive ogni volta uguale: non per le dimensioni dell’evento, naturalmente, ma perché ogni emergenza sembra consumarsi secondo lo stesso copione, per poi lasciare nuovamente sul territorio ciò che c’era prima. Ci ricordano che la questione dei rifiuti non finisce quando il rifiuto viene stoccato e che un sito apparentemente fermo può continuare ad avere una propria, inquietante vita. Per questo riteniamo che Giugliano debba essere osservata con attenzione. Perché il problema non è soltanto ciò che brucia oggi. Il problema è ciò che, domani, potrebbe tornare a bruciare. E sarebbe imperdonabile dover attendere ancora una volta una colonna di fumo per ricordarci che quei problemi non erano mai scomparsi.

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