Cronaca
Rogo ad Airola, il vescovo di Acerra alle istituzioni: «Fate presto, evitate ritardi e intervenite con azioni efficaci»
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Il mese in cui la Chiesa universale celebra il Tempo del Creato si apre con un rogo che brucia aria pulita e fiducia nelle istituzioni. È accaduto nei giorni scorsi in uno stabilimento adibito allo stoccaggio e al riciclo dei rifiuti nell’area PIP di Airola, in provincia di Benevento: un deposito già sotto sequestro, segnalato più volte come una potenziale bomba ecologica, che ora brucia da giorni diffondendo diossina nell’aria, nonostante i dati definiti «rassicuranti» dall’Arpac.
A intervenire con una nota è monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, che parla apertamente di «tragedia annunciata» e chiede alle istituzioni interventi rapidi ed efficaci.
Il territorio della diocesi di Acerra comprende i comuni della Valle di Suessola, Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, tutti coinvolti dalle conseguenze del rogo. Proprio a causa dell’emergenza, la diocesi ha annullato il pellegrinaggio e la Messa per il Creato in programma domenica prossima a San Felice a Cancello.
«È davvero intollerabile essere, ancora oggi, costretti a registrare gli effetti devastanti di una “tragedia annunciata” quale è il rogo di un deposito già sotto sequestro, e tante volte segnalato come una vera e propria bomba ecologica», scrive Di Donna nella nota, diffusa da Acerra il 4 settembre.
Il vescovo esorta i cittadini a continuare a denunciare con tempestività le situazioni di rischio per l’ambiente e chiede agli organi preposti di prendere sul serio tali segnalazioni, per prevenire ulteriori disastri. Un ringraziamento va ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile, impegnati nell’opera di contenimento dei danni.
Alle istituzioni Di Donna rivolge un appello diretto: «Fate presto, evitate ritardi e intervenite con azioni efficaci». E richiama le parole lasciate da Papa Leone ad Acerra lo scorso maggio, invitando ad abbandonare l’indifferenza e a scegliere la responsabilità, per essere, come comunità, «noi stessi la risposta».






