Dalla Costa D’Avorio a Benevento, la storia di Daniel e della sua nuova famiglia

BENEVENTO- «Quando le persone parlano per dire cose belle, ascoltale, come faccio io. Quando invece parlano per dire cose stupide, non vale proprio la pena ascoltarle». Un pensiero semplice che diventa quasi un comandamento in questo momento della storia in cui la diversità sembra esser buona solo per le campagne elettorali. La frase è di Daniel Sierge, un ragazzo di 25 anni che viene dalla Costa D’Avorio. Ha perso tutta la sua famiglia all’età di 16 anni quando l’unica preoccupazione non dovrebbe essere fuggire da guerra, fame e povertà, ma interrogarsi su cosa si vuole fare da grande. Daniel, questo, a distanza di quasi dieci anni, ancora non lo sa, ma sa bene chi è. E’un ragazzo che ascolta solo cose belle. Studia italiano da luglio e riesce a interagire bene nella sua nuova lingua. Ha un sorriso sincero e due occhi profondi che ogni tanto si perdono nel ricordo di storie difficili da raccontare. Vive a Benevento, dove Daniela, Raffaele, Carmine e Gaia lo hanno accolto, adottandolo. Per la pratica burocratica bisognerà aspettare la fine di marzo quando un tribunale renderà ufficiale un dato che di fatto è già reale. Perché Daniel vive con loro, studia per superare la l’esame di guida e continua a imparare l’italiano. Lui, mamma Daniela, l’ha incontrata quando era, ancora solo, la sua insegnante e doveva affrontare l’esame di terza media. «Sono una professoressa, tante volte ho aiutato migranti a imparare la nostra lingua, ma con Daniel è successo qualcosa». Daniela Basile trattiene a stento la commozione quando parla di come ha conosciuto il suo nuovo figlio. «Una sera -racconta- siamo rimasti soli sul terrazzo, gli altri erano andati a comprare le pizze per la cena. Ho chiesto a Daniel di raccontarmi la sua storia e ho scoperto che ha subito da giovanissimo perdite enormi. Mi si è fermato il cuore e ho detto senza pensarci su due volte quello che pensavo. Daniel ti piacerebbe diventare mio figlio?». Quello di Daniela è più che un semplice desiderio, perché il ragazzo è maggiorenne e la strada dovrebbe essere più agevole per loro. Daniel dopo averci pensato, racconta di aver risposo “sì”, come se fosse naturale, come se quella fosse già la sua famiglia. Inizia a parlare di quel giorno in un italiano più stentato rispetto a quanto mostrato fino a quel momento e gli occhi iniziano a tradire un po’ di emozione. Solo in francese riesce a spiegare un’esperienza forse più grande del dolore provato fino a quel momento. «Il giorno in cui mi ha detto ti voglio adottare ho pensato…finalmente la tranquillità nella mia vita. Quando le ho raccontato la mia storia è stata molto dura perché il destino mi ha portato via tutto. Ho pensato che avrei avuto di nuovo una casa, sarei stato di nuovo felice- racconta il ragazzo-». Prima la sua vita era in un centro di accoglienza a Benevento che è stato poi chiuso. Accanto a lui ora c’è tutta la sua nuova famiglia, il fratello Carmine, la sorella Gaia, quasi coetanea, che racconta di aver imparato tanto da lui. «All’inizio, anche se già ci conoscevamo, è stato difficile abituarci». Mentre cerca di ricordare perfettamente il loro primo incontro, Gaia e Daniel si prendono in giro, come veri fratelli. Poi alla domanda, «quando hai sentito per la prima volta che era davvero tuo fratello?», risponde senza esitazioni: «Eravamo al pub – spiega Gaia- edei ragazzi si sono avvicinati a Daniel e gli hanno detto qualcosa, qualcosa che non ho capito benissimo, ma che mi era sembrato profondamente razzista. Sono corsa fuori per capire cosa volessero da mio fratello. Quando sono rientrata- prosegue Gaia-  ho trovato Daniel ridere di gusto. Quando le persone parlano per dire cose belle,  le devo ascoltare, come fa mio fratello. Quando invece parlano per dire cose stupide, non vale proprio la pena».

di Clara Marino

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