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Armi chimiche in Siria, Msf: «Così missione umanitaria non ha senso»

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siria_msfROMA – Risuonano con intensità le parole di Bart Janssens, direttore delle operazioni di Medici senza frontiere: i 3600 pazienti civili che sono giunti nei tre ospedali di Damasco lo scorso 21 agosto, all’indomani di un potente scontro coi ribelli siriani, mostravano tutti chiari segni di esposizione a fattori neurotossici. «Il personale medico che lavora in queste strutture ha fornito informazioni dettagliate ai medici di Msf riguardo un gran numero di pazienti giunti con sintomi quali convulsioni, eccesso di salivazione, pupille ristrette, visione offuscata e difficoltà respiratorie», ha dichiarato Janssens. Il diritto internazionale umanitario che impedisce di utilizzare armi chimiche risulta dunque essere stato violato, ma non è possibile stabilire con certezza quale fazione sia stata ad infrangere tale veto.
LA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA – La buona notizia c’è: le migliaia di pazienti che hanno affollato gli ospedali della capitale siriana sono stati trattati con atropina, sostanza che interrompe l’effetto del fattore neurotossico utilizzato nelle armi chimiche. Le fiale di tale farmaco sono state fornite da Msf nel corso dei mesi precedenti alla guerra, pertanto, come si legge dalla nota fornita dall’organizzazione internazionale, le strutture di tutto il paese erano state attrezzate per fronteggiare l’eventuale emergenza dovuta ad armi chimiche e biologiche. Ma nella stessa nota è Christopher Strokes, direttore generale di Msf che ammonisce e avverte sulle armi utilizzate nella guerra civile: «Quest’ultimo attacco e le successive necessità mediche sono in cima ad una situazione umanitaria già catastrofica. – spiega Strokes – Nel caso di tali violazioni estreme del diritto umanitario l’assistenza umanitaria non può rispondere in modo efficace e diventa priva di significato». Dei 3600 pazienti ricoverati 355 non ce l’hanno fatta.
LE INDAGINI – Delle ultime ore la notizia riportata dal Corriere riguardante l’autorizzazione del governo siriano alle Nazioni Unite per ispezionare i siti in cui si sarebbe verificato l’attacco. Perplessità riguardo al ritardo con cui è stata mostrata tale autorizzazione sono state espresse dal presidente Obama, mentre si avvia per gli ispettori dell’Onu in Siria il percorso per le indagini.

di Claudia Di Perna

 

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