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Legambiente: «Via la Costa Concordia dal Giglio»

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ROMA. Ad un anno dal naufragio appaiono sempre più severi i rischi per l’ecosistema marino dovutu all’enorme quantità di sostanze tossiche e pericolose ancora presenti nella nave da crociera. A lanciare l’allarme e’ Legambiente: “Bisogna mantenere lo stato d’emergenza e trasportare la nave nel porto di Piombino per lo smaltimento definitivo”. Dopo i numerosi slittamenti, viene chiesta ” maggiore chiarezza sulla situazione che si sta delineando e sulla necessità di approntare da subito un serio piano d’emergenza, soprattutto alla luce dell’ennesimo ritardo annunciato che farà slittare il galleggiamento dopo settembre 2013″. Secondo gli attivisti la istituzioni italiane non hanno mostrato una partecipazione attiva e affidato alla società Costa la scelta del percorso da seguire per la rimozione. Se ne chiede una revisione per evitare di dilazionare ulteriormente i tempi con il grave rischio di danni all’ecosistema marino e all’immagine e ai flussi turistici dell’Isola del Giglio. “In un momento delicato come questo – spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – è fondamentale mantenere lo stato d’emergenza e prorogare la nomina di Gabrielli come commissario delegato per il recupero e il trasferimento della nave. Bisogna anche accelerare i tempi di rimozione del relitto dalle acque dell’Isola del Giglio e ripristinare al più presto l’ecosistema marino. Infatti i continui ritardi non fanno altro che aumentare il rischio di pericolosi sversamenti in mare dell’enorme quantità di sostanze tossiche presenti nella città galleggiante. Lo scafo del relitto continua a deformarsi e periodicamente assistiamo alla fuoriuscita di sostanze inquinanti. Per quanto riguarda lo spostamento della nave è necessario portarla a Piombino, che è il porto più vicino, e non a Palermo o in altre città lontane, così da ridurre al massimo il pericolo di inabissamento”. “Rimaniamo fortemente insoddisfatti – ha aggiunto Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – anche rispetto al decreto rotte, che non risulta essere efficace visti i limiti oggettivi che contiene che non escludono la possibilità di nuovi inchini in prossimità delle isole minori nonché di attraversamento di aree delicate come quella di Venezia: è inconcepibile che dopo un disastro così grave, a distanza di un anno dal gravissimo incidente che ha comportato la morte di 32 persone, non si sia capita la lezione e non si siano fatti puntuali interventi legislativi affinché eventi di questo tipo non possano più accadere”.

di Mirella D’Ambrosio

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