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Giornata mondiale della sindrome di Down: insieme contro la solitudine

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Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della sindrome di Down, ricorrenza riconosciuta a livello internazionale per accrescere la consapevolezza, promuovere i diritti e rafforzare l’inclusione delle persone con sindrome di Down nella vita sociale, scolastica, lavorativa e comunitaria. La giornata è stata istituita dalle Nazioni Unite e nel 2026 richiama l’attenzione sul tema “Insieme contro la solitudine”, un messaggio che invita istituzioni, famiglie, associazioni e cittadini a riflettere su una delle forme più profonde e meno visibili di esclusione.

Anffas, nel rilanciare questo appuntamento, porta al centro alcune testimonianze emerse nel corso degli “Stati Generali Anffas sulle disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo”, svolti tra il 2023 e il 2025. Parole semplici, ma potentissime, che raccontano un disagio reale: il tempo libero vissuto come tempo vuoto, il desiderio di uscire la sera, condividere una pizza, vedere un film, poter contare su un amico, ricevere una telefonata, sentirsi cercati e riconosciuti. Un bisogno autentico di relazioni, ascolto e appartenenza.

La solitudine, infatti, non coincide soltanto con l’assenza di compagnia. Spesso significa assenza di opportunità, di spazi accessibili, di occasioni vere di partecipazione, ma anche persistenza di stereotipi, pregiudizi e barriere culturali che continuano a limitare la piena inclusione delle persone con sindrome di Down e, più in generale, delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. È una condizione che coinvolge anche le famiglie, lasciate troppo spesso sole ad affrontare difficoltà quotidiane, carenze nei sostegni e forme di indifferenza sociale.

Per contrastare davvero l’isolamento non bastano dichiarazioni di principio. Servono comunità accoglienti, reti di sostegno, contesti in cui ciascuno possa esprimere le proprie potenzialità, costruire legami significativi e partecipare attivamente alla vita collettiva, al pari degli altri. L’inclusione reale passa dalla scuola, dal lavoro, dal tempo libero, dai servizi, ma soprattutto da un cambiamento culturale che riconosca ogni persona non come presenza marginale, ma come parte viva della comunità.

Come sottolineato dal presidente nazionale Anffas Roberto Speziale, la solitudine non è solo mancanza di compagnia, ma anche mancanza di ascolto, di possibilità e di condizioni per sentirsi parte della società. Ed è proprio da qui che bisogna partire: costruire contesti realmente inclusivi, nei quali nessuno resti indietro e in cui ogni persona possa essere sostenuta nel dare il proprio contributo, secondo i propri desideri, le proprie capacità e il proprio progetto di vita.

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