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Inala gas, muore nell’Opg. La polizia penitenziaria: «Vietare le bombolette»

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MESSINA. Aveva 28 anni S.G.,  il ragazzo morto nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. Causa della morte inalazione di gas. Proprio il gas di quella bomboletta da cucina di cui ciascuna cella è dotata per permettere ai pazienti di poter preparare autonomamente il cibo. Un fenomeno, quello di morte conseguente all’inalazione di gas, non isolato nelle strutture carcerarie e che necessita senz’altro di un maggiore controllo: «L’ennesima morte di un detenuto dopo aver inalato il gas della bomboletta impone a nostro avviso di rivedere la possibilità che i ristretti continuino a mantenere questi oggetti nelle celle», sostiene il segretario generale  del Sappe  (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) Donato Capace. Troppe volte questi oggetti sono stati usati impropriamente, come armi di offesa nei confronti di guardie e poliziotti o per ricercare sensazioni di sballo (le sostanze danno effetti paragonabili a quelli risultanti dall’uso di eroina). «Riteniamo che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’ uso delle bombolette di gas – continua Capace – visto che l’amministrazione fornisce comunque il vitto a tutti i detenuti. E’ importante dotare i penitenziari di lenzuola “usa e getta”, visto che è proprio con quelle stoffe che i ristretti tentano (talvolta anche riuscendovi) di togliersi la vita».
IL FENOMENO DELL’INALAZIONE. Lo chiamano “sniffing” ed è conosciuto come la droga dei poveri. Si diffonde sempre più a macchia d’olio in tutti i penitenziari, data la facile reperibilità del materiale e degli effetti provocati sull’organismo, ma non ha ancora statistiche o studi che ne forniscano dati. Restano ancora da accertare, nel caso del giovane ventottenne recluso presso l’ospedale psichiatrico di Barcellona, le circostanze della morte, ma che si sia trattato di suicidio o di un’intossicazione derivante da una «overdose» di gas.

di Claudia Di Perna 

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