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Beni confiscati e giustizia sociale: Torre Annunziata sperimenta un nuovo modello di tutela
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Entro febbraio a Torre Annunziata potrebbe essere scritta una pagina rivoluzionaria per il destino dei beni confiscati in Italia. Si sta formando, infatti, un precedente importante che consentirà di assegnare appartamenti e case sottratti ai boss e ai loro sodali ai familiari di vittime della criminalità comune, persone che hanno perso un proprio caro per atti di violenza cui la legge non riconosce i benefici delle vittime della criminalità organizzata e che spesso si ritrovano senza sostentamento da un giorno all’altro oltre che con il macigno di un lutto improvviso, ingiusto e drammatico. Con lo spirito di voler ristorare questa categoria di persone, il Comune di Torre Annunziata sta per compiere un passo decisivo e soprattutto sta per creare un precedente che darà a tutti i sindaci d’Italia la possibilità di rivalutare un patrimonio sterminato ma vincolato al riutilizzo sociale e quindi non destinato all’uso abitativo e segnare così un punto decisivo nel ristoro concreto delle vittime di criminalità.
Ma andiamo al regolamento nato su proposta della giunta e dopo un dialogo costruttivo con le realtà di terza categoria e con Libera contro le mafie. Il testo sarà valutato dalla commissione per poi approdare in consiglio comunale. Si tratta di un regolamento organico che disciplina destinazione, utilizzo e valorizzazione dei beni confiscati, che attraverso bandi pubblici e procedure trasparenti consentirà di assegnare gli immobili confiscati non solo per finalità istituzionali e sociali, ma anche – in via prioritaria – a familiari delle vittime innocenti della criminalità. Il regolamento, in linea con il Codice Antimafia e con la normativa regionale campana, punta a trasformare i beni sottratti alle mafie in strumenti concreti di giustizia sociale, inclusione e riaffermazione della legalità. Altro elemento interessante del testo riguarda l’istituzione di un “Percorso di Sostegno e Inclusione per le Vittime Innocenti della Criminalità Organizzata”, che prevede l’assegnazione agevolata di beni confiscati a nuclei familiari colpiti da omicidi, estorsioni, intimidazioni e violenze mafiose, sulla base di criteri oggettivi come la gravità dell’evento, la condizione economica e abitativa e la vulnerabilità del nucleo. Il Comune rafforza inoltre i principi di pubblicità e trasparenza attraverso una banca dati digitale aggiornata, la pubblicazione dell’elenco dei beni confiscati e il coinvolgimento attivo del Terzo settore, delle associazioni antimafia e dei cittadini nei processi di co-progettazione e monitoraggio civico.
Con questo regolamento Torre Annunziata sceglie di restituire alla collettività ciò che la criminalità aveva sottratto, trasformando i simboli del potere mafioso in presìdi di legalità, solidarietà e riscatto sociale. La decisione della giunta Cuccurullo parte dal caso Veropalumbo. Giuseppe fu ucciso da un proiettile vagante la sera dell’ultimo dell’anno del 2007. La vedova e la figlia vivono da alcuni anni in un bene confiscato al camorrista Aldo Agretti, dopo una disposizione dell’allora sindaco Giosué Starita. Una formula che, come detto, non rientra nel perimetro normativo entro cui si assegnano i beni confiscati il cui riuso è legato al fine sociale, e deve ora necessariamente trovare spazio nell’alveo della legge. Ed è in questo che sta tentando di intervenire il Comune di Torre Annunziata che, con il regolamento che si accinge ad approvare, scriverà una pagina storica nella gestione dei beni confiscati.
Di Mary Liguori






